Gerry Scotti racconta della sua esperienza con il Covid e attacca i negazionisti

Gerry Scotti racconta della sua esperienza con il Covid e attacca i negazionisti

Gerry Scotti, più di tre settimane fa, ha annunciato sul suo profilo Instagram di essere risultato positivo al Coronavirus. Nonostante presentasse dei sintomi ha passato l’isolamento a casa, fino a quando non è uscita la notizia di un suo ricovero in terapia intensiva. Per fortuna, però, il suo ufficio stampa ha subito smentito la notizia.

Oggi, per fortuna sta bene ed è tornato a casa, in attesa di ottenere i tamponi negativi che sanciranno la sua effettiva guarigione. Lo ha ribadito anche durante un’intervista al TG5 che vi riportiamo qui di seguito tramite video.

Gerry Scotti racconta del suo ricovero in ospedale e attacca i negazionisti

Gerry Scotti, quindi, ha raccontato della sua esperienza in ospedale dopo che ha contratto il Covid-19 durante un’intervista con Renato Franco de Il Corriere. A riportare le sue parole ci ha pensato anche il sito Biccy. Innanzitutto ha parlato della sua drammatica esperienza a un passo dalla porta della terapia intensiva:

I medici mi dicevano di non spaventarmi: non la mettiamo in terapia intensiva ma in una stanza a fianco perché abbiamo bisogno di attaccare al suo corpo una serie di strumenti per monitorarla, per sapere se la sua macchina, il suo corpo, ha bisogno di cure particolari. Ero in una stanzina, di là c’era la sliding door della vita di tantissime persone. Con due altri pazienti ci strizzavamo l’occhio, dai che ce la fai. Ho appurato — stando lì, due notti e un giorno — che quella era l’ultima porta. Se decidevano di aprire quel varco… Io li vedevo tutti, vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza. Pregavo per loro invece che pregare per me.

Non finisce qui. Infatti il racconto di Gerry Scotti continua parlando di un casco per l’ossigeno, l’ultimo step prima dell’intubazione, che ha dovuto indossare anche lui. Per fortuna, tuttavia, le cose sono andate per il meglio:

Poi mi hanno curato con il casco con l’ossigeno. Quando ho raggiunto lo stadio massimo di necessità di assistenza mi hanno fatto indossare il casco salvifico, è l’ultimo step indolore della terapia prima che ti intubino. Per un paio di giorni a orari alterni ho dovuto indossarlo anche io, è stato un toccasana. L’avevo visto in tv, letto sui giornali, mi sembrava fantascienza. Ricordo lo slogan: il casco ti salva la vita. Adesso ho capito bene di che casco si tratta… Poi una mattina hanno girato indietro il letto e mi hanno riportato nella mia stanza.

Infine Gerry Scotti ha terminato attaccando i negazionisti, cioè coloro che non credono all’esistenza del Coronavirus e pensano che sia tutto un complotto elaborato dai Governi e dalle grandi potenze:

Bisogna prenderli e lasciarli in quella stanzina un’ora. Non c’è bisogno di 36 ore come è stato per me. Sicuro che cambiano idea.

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Nicolò Figini

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