La caccia all’Unabomber è stata l’operazione più lunga e più costosa nella storia dell’FBI, e ora quella vicenda arriva su Netflix sotto forma di thriller con un cast di primo livello. Da oggi, 25 settembre, è disponibile in esclusiva sulla piattaforma Unabomber, il film che intreccia la storia del giovane Ted Kaczynski con l’indagine che decenni dopo lo ha portato alla cattura. Non è il solito documentario true crime: è un lungometraggio interpretato da Russell Crowe e Jacob Tremblay che prova a rispondere a una domanda scomoda, come si trasforma un sedicenne prodigio della matematica in uno degli assassini più noti d’America.
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Due linee temporali per raccontare una radicalizzazione
Il regista è Janus Metz, già autore di Borg vs. McEnroe, e la sua scelta narrativa è netta: il film non si concentra soltanto sull’inseguimento finale, ma torna molto indietro nel tempo. La pellicola, vietata ai minori e dalla durata di 97 minuti, alterna due periodi della vita di Kaczynski, gli anni inquietanti del suo passaggio a Harvard e l’indagine dell’FBI che prova a identificarlo e catturarlo decenni più tardi. Tremblay veste i panni del giovane Kaczynski, entrato nell’università a soli 16 anni e coinvolto in controversi esperimenti psicologici condotti dal professor Henry Murray, interpretato da Crowe. L’altra metà della storia segue l’agente dell’FBI Joanne Miller mentre gli investigatori tentano di dare un nome e un volto all’Unabomber. Le due linee temporali costruiscono progressivamente il ritratto di un genio matematico isolato che scivola verso la violenza.
Metz ha evitato con cura di presentare il film come un tentativo di giustificare i crimini di Kaczynski, preferendo descriverlo come un’analisi della radicalizzazione di un ragazzo che si separa sempre di più dalla società che lo circonda. I numeri reali della sua campagna di attentati parlano di tre persone uccise e 23 ferite.
«Unabomber è la storia di un giovane che si sente sempre più escluso dalla società e decide di ricorrere alla violenza come mezzo di vendetta. Alterniamo due linee temporali, all’incirca la costruzione dell’Unabomber e la sua cattura».
Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, il film avanza l’ipotesi che gli esperimenti crudeli di Murray, pensati per demolire i principi filosofici dei soggetti coinvolti, abbiano alimentato in Kaczynski una rabbia tanto intensa da spingerlo verso la vendetta. A questa lettura si affianca la linea ambientata negli anni ’90, che copre i giorni immediatamente precedenti alla cattura nel Montana. Il regista ha spiegato di essere rimasto affascinato dal fatto che la caccia all’Unabomber sia stata la più lunga e costosa operazione nella storia dell’FBI, ma è stata soprattutto la vicenda degli anni di Harvard a spingerlo ad approfondire il progetto. Il personaggio di Joanne Miller è frutto di finzione: è lei a guidare le indagini negli anni ’90 e a utilizzare il manifesto dello stesso Unabomber per rintracciarlo.
Chi interpreta chi
Tremblay è il volto di Ted Kaczynski, Crowe quello del professor Henry Murray, mentre Shailene Woodley interpreta l’agente speciale Joanne Miller. Annabelle Wallis è Christiana Morgan, partner accademica di Murray e co-direttrice della Harvard Psychological Clinic. Completano il cast principale Alexander Ludwig, Steven Ogg, Marc Menchaca e Gus Halper.
Il compito più difficile tocca proprio al più giovane del gruppo. Tremblay ha raccontato di sapere relativamente poco della prima vita del terrorista prima di leggere la sceneggiatura, compreso il fatto che avesse frequentato Harvard da adolescente prodigio. Per prepararsi ha studiato le registrazioni investigative del Kaczynski adulto, così da catturarne la cadenza unica e quella sicurezza arrogante che lo contraddistingueva. La sua intenzione, però, era un’altra: non avvicinarsi al personaggio come a un mostro già pronto.
«Ci tenevo molto a interpretarlo come una persona reale. Volevo che risultasse vero. Ho attinto alle mie esperienze personali, a cosa si prova quando si lavora in un ambiente dove sei circondato da persone molto più grandi di te e senti di non entrarci fino in fondo».
Il titolo, la lavorazione e chi c’è dietro la macchina da presa
Il percorso del nome del film è stato tutt’altro che lineare: era stato annunciato come Unabomb, poi era tornato semplicemente a Unabomber, e solo in seguito ha assunto il titolo definitivo attuale. Le riprese si sono svolte a Montreal, in Canada, mentre la sceneggiatura porta le firme di Nelson Greaves e Sam Chalsen. La colonna sonora è affidata a Marco Beltrami, la fotografia a Yves Bélanger e il montaggio a Zach Staenberg. Le case di produzione coinvolte sono 2.0 Entertainment e MRC Film, con Sophie Cassidy e Donald J. De Line tra i produttori.
Il film permette di guardare a una delle storie criminali più discusse degli Stati Uniti da un’angolazione diversa dal solito, quella di un ragazzo brillante e profondamente solo prima ancora che di un ricercato sulle prime pagine dei giornali. È disponibile da oggi su Netflix.
L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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