A due settimane dal ritorno di Tiziano Ferro a San Siro, il cantautore di Latina si mette completamente a nudo nell’ultimo appuntamento stagionale de Le Iene, in onda questa sera su Italia 1. Tra confessioni inedite, retroscena mai svelati e momenti di estrema vulnerabilità, l’artista racconta cosa significhi davvero esibirsi davanti a decine di migliaia di persone e quali siano i segreti, alcuni davvero inaspettati, che si celano dietro un tour negli stadi.

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Il reportage di Le Iene dentro il tour di Tiziano Ferro

Nel servizio firmato da Riccardo Spagnoli per la trasmissione condotta da Veronica Gentili e Max Angioni, l’inviato Wad è entrato nel cuore di quella che Ferro definisce una città mastodontica costruita per durare una sola notte. I numeri dell’operazione sono impressionanti: oltre 150 professionisti coinvolti, tra i 40 e i 50 camion di rimorchio, e un palco che è una vera opera d’ingegneria, largo 60 metri e alto 25, capace di essere smontato in sole cinque ore. Ma dietro questa macchina perfetta c’è molto di più di una semplice logistica impeccabile.

Ferro parte da un punto fondamentale: l’intimità di un concerto non dipende dalle dimensioni del luogo. Andare allo stadio vuol dire denudarsi e farlo 100mila volte di più, spiega, smontando il luogo comune secondo cui i grandi spazi cancellino il contatto con il pubblico. Le persone che dicono che i concerti allo stadio non sono intimi quanto un concerto in un club sbagliano completamente, perché quando si dice la verità, questa si amplifica e diventa molto più potente nello stadio. L’intimità viene dalla verità e quelle canzoni sono state scritte preda di una dipendenza, del bisogno di dire la propria verità.

Per il cantautore, la musica è una vera e propria religione. Se si è vissuto una vita dedicando tutto se stesso alla musica come se fosse una religione, l’idea di paragonarla a un’esperienza religiosa non è un’esagerazione. Avviene con lo sport e con la musica: portano fisicamente le persone a fare una cosa sola, universale, a spogliarsi di una barriera, perché si emozionano, gridano, piangono, urlano, si appropriano delle azioni di qualcun altro per dire e per urlare fuori qualcosa che nella quotidianità non saprebbero fare.

Dal polipo alla corda vocale alla psicologa in tour

C’è però anche un aspetto di responsabilità collettiva che pesa sulle spalle dell’artista. Dal nostro mestiere dipendono la vita, la vita proprio di 800 famiglie, che crea una responsabilità dentro di te enorme. È un senso anche di umiltà perché comunque sono persone che fanno qualcosa per te e tu devi anche ricordarti che quella cosa esiste. Non mi sento migliore di loro, mi sento parte di quel meccanismo.

Questa consapevolezza ha portato Ferro ad affrontare anche momenti drammatici senza mai mollare. Il cantante rivela per la prima volta nel dettaglio il calvario vissuto durante il tour del 2023: tre anni fa ho avuto la sfortuna di dover affrontare un tour con un polipo alla corda vocale. E non l’ho detto perché non mi andava che pensassero che io volessi manipolare le persone per poter vendere biglietti. L’ho detto alla fine. È stato un incubo. L’unica cosa che ho bisogno di dire è che io su quel palco ci sarei morto piuttosto che mollare.

A supportarlo in quel periodo difficile è stato un team che va ben oltre i tecnici audio e luci. La mia logopedista mi ha aiutato a trovare quella serenità per riuscire a cantare nonostante la presenza di questo corpo estraneo. Ho capito che questa cosa era molto più importante di tutte le diete, corse, cose, fiati. Poi mi verrà a trovare in pianta stabile la mia psicologa, che mi segue da ormai quasi dieci anni durante i concerti. Sì, forse perché la salute mentale della quale ho bisogno io è una salute mentale che passa anche dal comportamento.

Il segreto copiato a Marco Masini (che non lo sa)

Ma l’intervista regala anche momenti di pura ironia, come quando Ferro confessa un trucco che ha sempre tenuto nascosto. Non mi ricordo i testi! Ma col gobbo non ce la posso fare. Io faccio un’altra cosa che è molto più particolare, te la dico, ma non l’ho mai detta, che è tremenda. Mi vergogno un po’. Io mi suggerisco i testi nelle cuffiette. Per esempio: Il tuo è un rosso relativo. E io sento: Il tuo è un rosso relativo, il tuo è un rosso relativo, senza macchia d’amore. Sono io che mi suggerisco i miei testi.

E qui arriva la rivelazione più divertente: l’idea non è sua. In realtà io l’ho copiato da un artista che è Marco Masini. Marco non lo sa che io l’ho copiato. Questo perché io ero ospite a Sanremo e prima di me si esibiva Marco Masini. Quindi io aspettavo e nella cuffia avevo quello che sentiva lui: si stava esibendo e si suggeriva, un genio! E da lì… Il fonico ha delle tracce, questa si chiama Masinismi! Marco grazie, mi hai salvato da grandi tonfi.

Per quanto riguarda la scaletta del tour, Ferro ha una regola ferrea: dentro ci finiscono solo i singoli radiofonici, quelli che davvero sono entrati nel tessuto della cultura popolare. La regola numero uno è che sei diventato singolo, radiofonico. Allora finisci in scaletta, se no, no. Sì, perché i concerti ai quali io assisto e che mi piacciono sono i concerti nei quali tutti cantano. E comunque le canzoni che portano le persone ai concerti sono le canzoni che canta il muratore mentre sta lì in cantiere, il tassista. Io voglio la canzone che è entrata nel tessuto della città.

Per celebrare i 25 anni di carriera, il pezzo di chiusura dello show sarà eccezionalmente Xdono, nella nuova versione realizzata insieme al rapper Lazza, mentre l’apertura sarà affidata all’ultimo singolo uscito, Sono un Grande.

L’intervista si chiude con un omaggio a Raffaella Carrà e una dichiarazione di umiltà che suona sincera. Io non mi do così tanta importanza, non sono Pavarotti e non credo di aver scritto le canzoni dei Beatles. Do importanza a quello che faccio perché credo di essere un privilegiato: il mio talento è quello di mettere insieme le persone grazie a un’empatia molto forte, che metto in atto tramite la mia voce. Raffaella Carrà è stata una delle cose più belle della mia vita. Il suo più grande insegnamento? Ascoltare le persone. Ti diranno quello che vogliono, tu devi fare solo da mezzo. Non sei più importante di loro, non sei meglio di nessuno.

Quando e dove vedere il servizio su Tiziano Ferro

Il reportage completo andrà in onda questa sera, 24 maggio 2026, durante l’ultimo appuntamento stagionale de Le Iene, in prima serata su Italia 1. Per chi volesse recuperare il servizio in un secondo momento, sarà disponibile anche sulla piattaforma Mediaset Infinity.