Man on Fire è diventata in poche settimane una delle serie più viste su Netflix a livello globale, trascinando milioni di spettatori davanti allo schermo con una miscela di azione viscerale e dramma psicologico. Debuttata alla fine di aprile, la serie ha scalato le classifiche con una velocità impressionante, sollevando subito la domanda che tutti si stanno facendo: ci sarà una seconda stagione?
I numeri parlano chiaro: in meno di un mese, Man on Fire ha totalizzato 131,2 milioni di ore viste e 23,6 milioni di visualizzazioni totali, mantenendosi nella Top 10 TV globale per tre settimane consecutive. Particolarmente significativo è stato l’andamento nella seconda settimana tra il 4 e il 10 maggio quando le visualizzazioni sono salite a 12,6 milioni, un incremento di 1,6 milioni rispetto alla settimana precedente, segno che il pubblico non stava semplicemente scoprendo la serie, ma continuava attivamente a consigliarla e a guardarla.
Spunta Tutto.TV come fonte preferita su Google
Una storia di vendetta e redenzione che attinge a piene mani dalla letteratura
La serie, creata e scritta da Kyle Killen e diretta tra gli altri da Steven Caple Jr., si ispira ai romanzi di A.J. Quinnell dedicati al personaggio di John Creasy, ex Capitano delle Forze Speciali dell’Esercito USA e già agente CIA. La trama prende le mosse da un episodio traumatico: l’intera squadra di Creasy viene tesa in un’imboscata e massacrata durante una missione a Città del Messico. Quattro anni dopo, il protagonista porta ancora addosso le cicatrici di quell’esperienza, tra PTSD e dipendenza dall’alcol, fino a un tentativo di suicidio fallito che segna il punto di non ritorno.
È il vecchio amico Paul Rayburn, interpretato da Bobby Cannavale, a offrirgli una via d’uscita reclutandolo per un incarico di sicurezza in Brasile. Ma l’attentato che uccide Rayburn e tutta la sua famiglia risparmiando solo la figlia Poe trasforma Creasy in una macchina da guerra mosso dalla vendetta, che nel corso della serie si trova a scavare in una cospirazione molto più profonda di quanto sembri.
Interessante notare come la serie si concentri prevalentemente sugli eventi del secondo romanzo di Quinnell, The Perfect Kill, più che sul primo una scelta che secondo alcune recensioni penalizza leggermente la profondità emotiva del racconto, pur mantenendo un ritmo serrato. I critici su Rotten Tomatoes le hanno assegnato un 60% di gradimento, con un consenso che riconosce alla serie il merito di aver superato le aspettative soprattutto sul piano dell’azione e dell’intensità emotiva, pur segnalando alcune lacune narrative. Su Metacritic il punteggio è di 61 su 100, classificato come “generalmente favorevole”.
Al centro di tutto c’è Yahya Abdul-Mateen II, che con questa interpretazione conferma il suo status di uno degli attori televisivi più interessanti del momento. Il personaggio di Creasy non è l’eroe infallibile a cui il genere ci ha abituati: è un uomo che ha perso fiducia in se stesso e deve ritrovarla sotto pressione. Lo stesso Abdul-Mateen ha spiegato la filosofia alla base del personaggio:
“The cool thing about this show is we’re not watching someone that’s at the top of his game. We’re watching someone who is trying to rebuild himself and who has doubts about whether he can still do the thing that he’s always done. He has to really dig deep to see what he’s made of.”
Vale la pena ricordare che le riprese si sono svolte proprio a Città del Messico, la stessa città in cui nella finzione narrativa è ambuscata la squadra di Creasy, e che durante la lavorazione Abdul-Mateen è rimasto ferito sul set, costringendo la produzione a una breve pausa. Un dettaglio che dice molto sull’impegno fisico richiesto dalla serie.
Sul fronte del rinnovo, Netflix non si è ancora espressa ufficialmente né in un senso né nell’altro. Caple Jr. ha dichiarato a Comic Book: “Dipende da quanti spettatori la guarderanno, e se avremo ancora qualcosa da raccontare e credo di sì. John Creasy è un personaggio molto interessante; c’è molto da dire.” Il materiale di partenza non manca di certo: oltre ai romanzi già adattati, la saga di Quinnell include ancora The Blue Ring (1993), Black Horn (1994) e Message From Hell (1996), tutti con Creasy protagonista. Il finale della prima stagione, che vede il protagonista sulle tracce di chi ha organizzato l’imboscata in cui morì la sua squadra, è costruito esplicitamente come un gancio per proseguire la storia.
L’unico elemento di incertezza riguarda gli impegni futuri di Abdul-Mateen: l’attore è già protagonista di Wonder Man su Disney+, rinnovata di recente per una seconda stagione, e reciterà nel thriller sci-fi Liminal per Apple TV+. Questo potrebbe allungare i tempi di un eventuale via libera alla seconda stagione di Man on Fire, anche qualora Netflix decidesse di procedere.

