Controllo solo le date rispetto a “oggi 1 ottobre 2026”: il debutto 9 ottobre è futuro (corretto, presente “è fissato”), riprese concluse 4 febbraio 2026 è passato (coerente), tutto verificato come già scritto in modo temporalmente corretto.
Un secondo album può pesare più del primo, e una seconda stagione può spaventare più dell’esordio. È quello che è successo agli 883 nel 1993, e ora quel momento diventa una serie televisiva.
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Il debutto su Sky e Now e una lavorazione lunga un anno
Dopo due anni di attesa arriva “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”, la Sky Original ideata da Sydney Sibilia e prodotta da Sky Studios e Groenlandia. Il debutto è fissato per il 9 ottobre su Sky e Now con i primi due episodi, a cui seguirà un episodio inedito ogni venerdì fino al 20 novembre. L’appuntamento accompagnerà il pubblico per oltre un mese, sulla scia di un capitolo precedente, “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, che nell’autunno 2024 ha stabilito nuovi record per le serie Sky con una media di 2 milioni di spettatori in un mese.
Dietro le quinte c’è un lavoro lungo e accurato: le riprese sono iniziate il 12 luglio 2025 a Pavia e si sono concluse il 4 febbraio 2026. Alla regia, accanto a Sibilia, figurano Alessio Lauria, Simone Godano e Alice Filippi, mentre la sceneggiatura è firmata da Sydney Sibilia, Francesco Agostini e Marco Pettenello.
L’apice della carriera e l’addio di Mauro
La narrazione riparte dal finire del 1992, subito dopo il travolgente successo di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, il primo album capace di vendere più di 600 mila copie. È il momento in cui i due ragazzi di Pavia si trovano davanti al temuto secondo disco, quello che li porterà all’apice: “Nord Sud Ovest Est” supera 1 milione e 400 mila copie vendute, conquista il trionfo al Festivalbar e consegna al duo il titolo di fenomeno rivelazione dei primi Anni 90. Lo stesso periodo è segnato dall’assedio dei fan e dai viaggi in America, che accompagnano le prime crepe di un legame storico.
Proprio quando siedono assieme sulla vetta delle classifiche accade però l’impensabile: Mauro Repetto lascia il duo, che diventa così un progetto solista di Max Pezzali.
«Questa stagione parte da un interrogativo di Mauro, che quando sente per la prima volta “Come mai” dice all’amico: “Max, ma io questa come la ballo?”»
È quanto racconta Matteo Oscar Giuggioli, interprete di Repetto. «Mauro non è un ballerino professionista, ma con i suoi passi accende il palco. Di certo Max è il cantante del duo. A inizio Anni 90 la loro musica sta cambiando, Mauro inizia a porsi delle domande sul suo ruolo. E le risposte che si dà non coincidono con quelle di Max».
«Nei nuovi episodi assistiamo all’incrinarsi dell’amicizia tra i due. È sempre stato Mauro a credere nei loro sogni anche quando Max non ne aveva il coraggio» dice Elia Nuzzolo, l’attore che interpreta Max Pezzali. «Per loro è difficile non lasciarsi travolgere da questo successo. Max capisce che è giunto il momento di crescere e non è detto che lui e Mauro continueranno a camminare nella stessa direzione».
Per i due interpreti immedesimarsi è stato quasi naturale. «L’enorme successo della prima stagione ci ha permesso di sentirci più vicini ai nostri personaggi, che grazie al loro album d’esordio si sono ritrovati a fare i conti con una popolarità che non avrebbero mai immaginato» racconta Giuggioli, che ricorda con nostalgia i mesi sul set. «Con Elia abbiamo condiviso un appartamento a Roma durante le riprese di questa seconda stagione. Io ero quello più bravo a cucinare, mentre Elia si dedicava a lavare i piatti. Passavamo le sere a giocare a scacchi».
Sempre i due attori sottolineano come quella tra Max e Mauro sia «una storia d’amore. Platonica ovviamente, ma come tutti i grandi amori fa molto male quando finisce». E aggiungono che vedere i veri Pezzali e Repetto insieme sul set è stato qualcosa di magico: «A Max e Mauro sono bastati pochi secondi per tornare quegli stessi ragazzi che si sono conosciuti tra i banchi di scuola. Parlavano una lingua propria, fatta di riferimenti che nessuno di noi capiva. E ridevano come matti. È chiaro che un’amicizia come la loro ti lega per tutta la vita».
Una storia in due atti, tra ansie degli autori ed eredità
«Per la seconda stagione siamo partiti dalla musica» spiega Sydney Sibilia, che della serie è ideatore, regista e sceneggiatore. «Abbiamo compilato una lista di canzoni del secondo album degli 883 che sono diventate le tappe del nostro racconto». Il disegno era chiaro fin dall’inizio: «Abbiamo sempre immaginato la serie come una storia in due atti. Il primo racconta l’inseguimento di un sogno, il secondo cosa accade quando il sogno si avvera».
«Fare il musicista è un lavoro come gli altri: Claudio Cecchetto, il produttore di Max e Mauro, scalpitava per avere il secondo album. Bisognava svegliarsi presto la mattina, scrivere i testi, andare in sala di registrazione, girare l’Italia per i concerti e fare promozione. In fin dei conti anche quello era diventato un processo quasi industriale in cui l’arte cedeva il passo a ritmi, scadenze e obiettivi da raggiungere. Max l’ha abbracciato, mentre Mauro l’ha rifiutato».
La stagione è stata definita dallo stesso Sibilia, al Giffoni Film Festival, “seconda e ultima”, confermandola come il capitolo conclusivo della saga. Quando la prima stagione ha travolto il pubblico dopo appena tre settimane di messa in onda, il regista e il suo team si sono ritrovati nella stessa trappola psicologica vissuta dai due musicisti nel 1993. «Tutte le nostre ansie sono finite nella seconda stagione», confessa Sibilia: mentre raccontavano Max e Mauro schiacciati dalla popolarità, gli autori si confrontavano con una pressione simile.
Resta da capire chi raccolga oggi quell’eredità. Per Giuggioli sono i Pinguini Tattici Nucleari: «Anche Max Pezzali li ha definiti così; penso che abbiano intercettato la stessa capacità di scrivere testi in grado di parlare a pubblici molto diversi, proprio come facevano Max e Mauro». Dopo più di 30 anni le canzoni degli 883 restano attuali, tra stadi pieni e dischi tra i più ascoltati su Spotify. «Gli 883 sono rimasti così impressi nel nostro immaginario perché si sono rifiutati di piegarsi alle aspettative della società: hanno dimostrato che si può crescere conservando la voglia di sognare» dice Nuzzolo. «Hanno trasformato in un vanto l’etichetta di “sfigati”. Per intere generazioni sono stati il riscatto di ragazzi che si sentivano fuori posto».
Dopo questa stagione, il racconto del mondo di Max Pezzali potrebbe continuare altrove, magari con una serie su Paola e Chiara, che iniziarono la loro carriera proprio come coriste degli 883. Sibilia sorride: «Vedremo». Intanto il regista sta lavorando a due progetti sempre per Sky: “La mala”, una serie sulla Milano degli Anni 70 a metà tra il crime e la commedia con protagonista Elia Nuzzolo, e “La bella stagione”, dedicata alla Sampdoria di Gianluca Vialli e Roberto Mancini, che nel 1991 vinse il primo scudetto e nel 1992 disputò la finale della Coppa dei Campioni.
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L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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