Luca Bizzarri si apre sul suo passato: “Ho avuto un’adolescenza inquieta”

Luca Bizzarri si apre sul suo passato: “Ho avuto un’adolescenza inquieta”

Luca Bizzarri è un attore molto amato. Molti lo conoscono per la coppia artistica che ha formato insieme a Paolo Kessissoglu. I due, infatti, sono stati protagonisti di una sit-com molto famosa, che ha avuto un seguito per diversi anni. Stiamo parlando di Camera Caffè. I colleghi e amici, poi, sono stati anche conduttori de Le Iene e non solo. Infatti sono approdati al cinema in varie commedie, come per esempio Immaturi, Un fidanzato per mia moglie e Un figlio di nome Erasmus. Solo per citarne alcuni.

Di recente, tuttavia, si è parlato di lui in relazione a un altro evento. Stiamo parlando del suo nuovo libro in cui racconta nel dettaglio vari aspetti della sua vita. Andiamo a leggere quello che ha dichiarato.

Le dichiarazione di Luca Bizzarri sulla sua adolescenza

Durante un’intervista con il Corriere della Sera, riportata anche da SoloGossip, infatti, Luca Bizzarri ha ammesso di aver fatto tanti errori in passato. In particolare si è concentrato sulla sua adolescenza e ha dichiarato di aver perso molto tempo tra l’età che va dai 14 ai 20 anni. Infatti in quel periodo non aveva voglia di studiare e non ha fatto nulla. Ecco cos’ha rivelato ancora

Ho fatto tanti errori, ho avuto un’adolescenza inquieta. Ero diventato amico di una persona che vendeva le sigarette di contrabbando, e le vendevo con lui.

L’attore, quindi, si è anche andato a mescolare con persone, a dire dei genitori, poco raccomandabili. Queste avrebbero potuto deviarlo del tutto e portarlo sulla cattiva strada. Per fortuna così non è stato. Lui ha avuto la capacità di fare della sua arte un lavoro che lo ha portato al successo di oggi. Poi è sceso ancora più nel dettaglio circa l’amicizia che aveva stretto con questo ragazzo:

Non ero un gran delinquente. Però, con grande gioia di mamma e papà, ero diventato amico di un marocchino che vendeva sigarette di contrabbando in via 20 settembre, a Genova. Passavo le sere con lui a parlare e vendere sigarette. Nel suo Paese, era stato un professore universitario e si chiamava Zbir. Mi ha ispirato lui il boss della malavita del romanzo. La nostra amicizia è durata pochi mesi, poi lui è scomparso. Però, furono sere belle. Parlavamo di qualsiasi cosa. Quando lui stava per finirle, andava a prendere le altre e io rimanevo a tenere il banchetto. Per cui, qualche volta, le vendevo anch’io. 

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Nicolò Figini

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