La seconda stagione di Dark Lines – Delitti a matita arriva su RaiPlay dal 10 novembre, con la voce e il volto di Valentina Romani e il sottotitolo “il volto giovane del male”. Sono otto episodi che ripercorrono delitti recenti, con i successivi appuntamenti attesi il 17 novembre, e che scelgono il disegno per parlare a un pubblico giovane.
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Come il disegno racconta un delitto
Il progetto è un ibrido tra graphic novel e docuserie: le vicende prendono forma da linee di inchiostro nero, tratti che separano l’ombra dalla luce e che, passo dopo passo, cancellano il futuro di chi le ha vissute. Accanto al racconto dei casi ci sono le registrazioni di repertorio, filtrate dalla narrazione dell’attrice.
“Il disegno permette di entrare in maniera leggera in racconto che è drammatico in tutti i suoi aspetti”
Lo spiega Marcello Ciannamea, direttore Rai Distribuzione e Contenuti Digitali e Transmediali. Secondo lui la serie si rivolge ai più giovani senza sensazionalismi, cifra distintiva delle produzioni Rai, e tratta materie molto delicate con tatto, nel rispetto delle vittime ma anche degli autori dei reati, a loro volta vittime in un certo senso, come le loro famiglie. Aggiunge che l’intento è restituire la giusta centralità a chi subisce il crimine, spesso messo in secondo piano.
Il disegno dà spazio anche ai corpi, al sangue e alle ferite, con un’interpretazione che ispira pietà: le vittime restano sempre in primo piano. Dark Lines è una produzione Rai Contenuti Digitali e Transmediali, con la regia di Giacomo Talamini, ed è un programma di Tito Faraci e Giovanni Filippetto, scritto con Ivan Russo e Antonio Plescia.
I casi della seconda stagione
Le prime due puntate sono dedicate a Luca Varani. Nei primi giorni del marzo 2016, in un appartamento di Roma, Manuel Foffo e Marco Prato portano con l’inganno il ventitreenne in una serata che degenera tra alcol e droga: lo stordiscono con un sedativo e lo torturano per ore con martelli e coltelli, fino alla morte per dissanguamento. Foffo confessa il delitto e si costituisce, e viene condannato a trent’anni di carcere, mentre Prato si toglie la vita in cella prima del processo.
Le puntate 3 e 4 seguono il caso di Teresa Costanza e Trifone Ragone, i fidanzati trovati senza vita il 17 marzo 2015 nel parcheggio di una palestra a Pordenone, insieme da un anno e con un futuro tutto da costruire. Le indagini si rivelano complesse, perché dalle vite dei due giovani non emerge alcun mistero: per sei mesi gli inquirenti procedono nel buio, finché i carabinieri concentrano l’attenzione su Giosuè Ruotolo, amico e commilitone di Trifone.
Alle puntate 5 e 6 tocca il femminicidio di Giulia Cecchettin: l’11 novembre 2023 Filippo Turetta uccide l’ex fidanzata, studentessa di ventidue anni vicina alla laurea, dopo averla aggredita a Vigonovo e Fossò. Il corpo viene lasciato nei pressi del lago di Barcis mentre l’uomo fugge verso il nord Europa. L’arresto in Germania e il ritrovamento della giovane scuotono il Paese e danno il via a imponenti manifestazioni, fino alla condanna all’ergastolo.
La stagione si chiude, con le puntate 7 e 8, sulla vicenda di Marco Vannini: nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, a Ladispoli, il ventenne è a casa della fidanzata Martina Ciontoli e viene ferito in bagno da uno sparo partito dalla pistola di Antonio Ciontoli, all’epoca sottufficiale della Marina Militare. Muore quattro ore più tardi, nelle prime ore del 18 maggio, perché la famiglia ritarda i soccorsi.
La responsabilità di raccontare
Per Valentina Romani il ritorno in Dark Lines è una scelta di responsabilità. “Sento una responsabilità che voglio avere e assumermi fino in fondo, non posso voltarmi dall’altra parte”, racconta, spiegando che la sua presenza è anche un collegamento simbolico con le nuove generazioni. Le storie raccontate, dice, “riguardano tutti noi come cittadini”, e da artista sente di avere una voce “da usare per raccontare vicende che non possono restare confinate alla sola cronaca, devono essere raccontate affinché ci spingano a porci delle domande”.
La lavorazione, sul piano emotivo, è stata impegnativa: “Quando guardo queste storie da vicino sento i brividi e, spesso, ho provato un’emozione forte difficile da gestire. Non sono riuscita a mettere un filtro”, confida, convinta che sia giusto così, perché la sua emozione serve a ricordare che quei casi riguardano tutti, lei compresa.
Il pensiero va al femminicidio di Giulia Cecchettin, che “ha toccato profondamente tutti noi e ci ha spinto a fare rumore, a non restare in silenzio, grazie all’incoraggiamento di sua sorella”. Tra i più giovani l’attrice percepisce una sensibilità diversa, anche tra gli uomini, un cambiamento che va incoraggiato; ma la strada è ancora lunga, e se queste storie lasciano qualcosa è la domanda su che cosa si sarebbe potuto fare prima: educare al rispetto, alla gestione della rabbia, del rifiuto e delle emozioni resta la chiave per arginare una violenza che continua a dilagare.
Sulla stessa linea Marcello Ciannamea, che ricorda il ruolo educativo del servizio pubblico: “Come Rai dobbiamo contribuire a costruire un modello educativo che aiuti a comprendere questi fenomeni e a prevenirli”.
L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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