Durante il panel al New York Comic Con di sabato, Prime Video ha diffuso un nuovo trailer di Blade Runner 2099, la serie ambientata nella Los Angeles del 2099. Sul palco sono saliti Michelle Yeoh, Hunter Schafer e la showrunner Silka Luisa, che hanno raccontato cosa aspetta chi guarda e in che modo la storia si distacca dai film che l’hanno preceduta.
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Il caso di Merrick e il debutto di Cora
Al centro della vicenda c’è il mistero che riguarda Olwen, una replicante che lavora come Blade Runner. Il suo incarico dichiarato è dare la caccia agli insorti umani, a chi continua a combattere, ma la realtà è un’altra.
In realtà è qui per cercare un Blade Runner scomparso, Merrick, uno dei suoi colleghi, ed è la prima volta che accade.
Accanto a lei c’è Cora, il personaggio umano interpretato da Hunter Schafer, una fuggitiva che si nasconde ai Blade Runner della LAPD. Quando il suo lavoro viene raidato è costretta a scappare, a mettere al sicuro il fratellino e ad accettare una missione sotto copertura nei panni di un Blade Runner per la polizia di Los Angeles. Nel montaggio del trailer è lei a legare fra loro le sparizioni su cui indaga Olwen, che si avvicina a qualcuno proponendo un accordo: può aiutarlo a trovare l’uomo che ha le risposte e che conosce la cura per tutti i replicanti.
Il personaggio di Michelle Yeoh, invece, sta morendo.
Sa che il tempo stringe ed è una donna a cui non piace lasciare le cose in sospeso.
Nella clip mostrata soltanto ai presenti in sala si intravedono le unghie bluastre del suo personaggio, un dettaglio che la showrunner ha spiegato nascere dal primo film della saga e che segnala la sua condizione.
Volevamo un segnale visivo per non dimenticare mai che sta morendo. È così potente, così vitale, che serviva un segno da guardare per ricordare che le restano soltanto pochi giorni. Nel primo film, con Roy Batty, ci sono inquadrature molto crude delle mani e delle unghie: ha senso, perché un’estremità è l’ultimo punto a cui arriva il sangue quando il cuore fatica. Abbiamo pensato che fosse un modo intelligente per far vedere la progressione nell’arco della stagione, mano a mano che si avvicina alla fine.
Resta il nodo della storia: perché Merrick, che ha combattuto e si è sacrificato per quel potere, ora gli volta le spalle e se ne va. La domanda, ha concluso Luisa, è per cosa.
Cosa resta dell’umanità quando vincono i replicanti
La serie si colloca in un punto preciso della cronologia, cinquant’anni dopo Blade Runner 2049, con la rivolta dei replicanti ormai compiuta e gli umani sconfitti. È il momento in cui una specie finisce e un’altra comincia a salire, mentre il primo film guardava alla mortalità su scala ridotta, con Roy Batty e gli altri che lottavano per avere più vita. Qui la stessa domanda si allarga: cosa accade quando l’umanità capisce che il suo tempo sta finendo, se accetterà la perdita e se riuscirà a conservare la propria umanità lungo il cammino.
Umani e replicanti, uniti da questo mistero, sono entrambi in cerca di un’identità: i primi in un mondo in cui non sono più la specie dominante, i secondi in un mondo in cui lo sono e in cui devono capire che forma avrà il futuro. I replicanti hanno potere, ha spiegato la showrunner, ma non piena umanità.
Hanno capacità di agire, ma sono fatti a nostra immagine. Hanno ancora desideri e vogliono più di quello che è stato dato loro. Nel quartiere a luci rosse non si vende sesso, si vendono esperienze, esperienza umana. Non possono rimanere incinte, non possono invecchiare: vedono gli umani e hanno una vita che ancora non possono avere.
Nel trailer emerge anche l’idea che i replicanti credano possibile, senza la data di pensionamento imposta, diventare simili a divinità.
Più umano degli umani non è uno slogan, è una maledizione.
La stessa formula era lo slogan della Tyrell Corporation nel primo film.
Per il produttore esecutivo Broderick Johnson il senso della serie sta altrove rispetto al futuro immaginato.
La grande fantascienza non parla davvero del futuro, parla del presente. Quando Silka è venuta da noi, anni fa, l’idea di qualcosa che sostituisce gli umani in cima alla catena alimentare e di cosa succede all’umanità in quel momento ci è sembrata molto attuale. Stasera, nell’ottobre del 2026, viviamo in un mondo in cui emerge l’intelligenza artificiale: cosa significa per il nostro futuro? I temi e i dilemmi dei personaggi sono molto vicini a noi.
Andrew Kosove ha parlato di una deviazione interessante e intelligente dal mondo già noto: qualcuno che va sotto copertura, la dinamica tra un’umana che finge di essere una replicante e Olwen, il cui tempo sta finendo, e l’influenza che esercitano l’una sull’altra. A convincerlo è stato anche il mistero, con indizi e Easter egg che attraversano i due film e arrivano a prima del primo. Matthew Needham lo ha definito un thriller avvincente e una grande storia investigativa, con un mistero al centro e un ampio dibattito filosofico su cosa significhi essere umani.
L’estetica di una città che nasce e l’uscita su Prime Video
Il primo film ha un’estetica molto diversa da 2049, quindi il 2099 aveva bisogno di una terza via: rispettare quello che c’era prima e insieme mostrare al pubblico qualcosa di originale che continuasse a sembrare estraneo. Il lavoro sulla scenografia è stato decisivo, con molti set costruiti a 360 gradi, l’illuminazione integrata, monitor con grafica con cui interagiscono le comparse ed elementi meccanici in movimento, per dare l’impressione di un ambiente funzionante. A rendere vivo quel mondo finto contribuiscono anche l’invecchiamento, le intemperie e la stratificazione, con pupazzetti sulle scrivanie e lattine di bibite lasciate lì: la sensazione è che qualcuno viva e lavori in quei luoghi.
La serie parla davvero di una nascita: di una città, di una società, dei nostri personaggi, l’alba di una nuova era. E quando penso a una nascita penso a qualcosa di caldo, appiccicoso, luminoso e caotico: da lì viene l’ambiente.
Gli otto episodi arriveranno tutti insieme il 25 novembre 2026 su Prime Video, in oltre 240 paesi e territori, il giorno prima del Ringraziamento negli Stati Uniti. Jonathan van Tulleken dirige i primi due episodi ed è anche produttore esecutivo. Dopo la fine degli scioperi la lavorazione si è spostata a Praga all’inizio di maggio 2024, con le riprese cominciate a giugno negli studi Barrandov e riprese aggiuntive a Barcellona, chiuse a fine dicembre 2024.
Chi si aspetta volti familiari resterà spiazzato, perché la storia introduce un cast di personaggi completamente nuovo. Oltre a Yeoh e Schafer ci sono Dimitri Abold, Lewis Gribben e Matthew Needham, mentre tra i ruoli ricorrenti figurano Katelyn Rose Downey, Daniel Rigby, Johnny Harris, Amy Lennox, Sheila Atim, Tom Burke e Maurizio Lombardi. Il primo teaser era arrivato a luglio al San Diego Comic-Con, mentre al New York Comic Con è stato mostrato il primo trailer completo. A spiegare l’assenza di figure già viste è stata la showrunner: siamo così avanti nel futuro che nessuno degli stessi personaggi è ancora in giro.
L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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