Dal 26 novembre arriva in esclusiva su Netflix Always on Call, primo medical drama nordico della piattaforma: sette episodi girati dentro le sale autentiche dell’ex pronto soccorso di Oslo, con Sara Khorami nei panni della chirurga Sofia Karimi.
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Girata dove si curavano davvero i pazienti
La produzione ha scelto di non ricostruire nulla in studio per raccontare un reparto d’emergenza senza tradirne l’atmosfera: le riprese si sono svolte negli spazi che hanno ospitato il pronto soccorso della capitale norvegese dal 1900 fino al trasferimento del 2023. In quell’edificio, in centoventi anni, sono passati più di quattro milioni di pazienti, e quel vissuto garantisce al racconto un realismo che nessuna scenografia avrebbe potuto restituire. In Norvegia la serie è conosciuta con il titolo originale Legevakta.
Sofia Karimi, chirurga in cerca di riscatto
Al centro della storia c’è la routine frenetica di un reparto dove l’estrazione sociale non conta nulla: chiunque varchi quella soglia ferito riceve lo stesso aiuto, che sia operaio, influencer, ministro o persona senza dimora. A tenere in piedi il servizio è una squadra affiatata di medici e infermieri che combatte ogni giorno contro il tempo, tra organici ridotti all’osso, turni massacranti e pazienti esigenti. In questo scenario ad altissima pressione viene spedita Sofia, chirurga brillante e impaziente, con l’ordine di rimettere in carreggiata una carriera ormai in bilico.
Quello che per lei doveva restare un passaggio obbligato si trasforma presto in altro. Tra le corsie trova resistenze, ma anche una solidarietà inattesa, un senso di comunità e l’amore. Arrivata al bivio, Sofia deve decidere se proseguire la sua scalata solitaria verso il vertice o lasciarsi accogliere da quel gruppo, scoprendo una famiglia che non immaginava di volere. Più centrata sui sentimenti e sulle dinamiche personali che sulle procedure cliniche, la serie è un omaggio sincero a chi veglia sulla nostra salute ventiquattro ore su ventiquattro.
Un cast corale e una consulente in sala
Dietro il progetto ci sono Harald Rosenløw-Eeg e Jan Trygve Røyneland, che firmano soggetto e sceneggiatura e ci lavorano dal 2018, con la regia affidata a Stian Kristiansen e Liv Karin Dahlstrøm. La produzione è di Klynge, con Magnus Ramsdalen, Esben Bundgaard-Jørgensen Selvig e Kaare Daniel Steen. Le riprese sono durate 95 giorni e hanno coinvolto circa 250 professionisti del cinema, con attori norvegesi distribuiti su 75 ruoli principali e 60 secondari, oltre a un migliaio di comparse. A vigilare sull’attendibilità delle scene in sala operatoria è la dottoressa Gry Dahle, chirurga toracica e primario ospedaliero.
Accanto a Sara Khorami, che in carriera ha ottenuto il Gullruten, l’Heddaprisen e l’Amandaprisen, recita un gruppo di interpreti di primo piano. Thorbjørn Harr è Anders Platou, Jan Gunnar Røise è Stig Solvang, Silje Storstein è Renate, Alfred Ekker Strande è Herbert, Nader Khademi è Leo, Tora Dietrichson è Mathilde, John Emil Jørgensrud è Øystein e Zoe Mæland Rodgers è Thea. Completano il quadro Eili Harboe, nel ruolo di Anni, ed Ellen Bendu, che interpreta Aisha, insieme a Oddgeir Thune, Ola G. Furuseth e Mohammed Aden Ali.
L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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