Teresa Battaglia è pronta a tornare, con un nuovo caso da decifrare e una consapevolezza che pesa più di qualsiasi indizio. Lunedì 12 ottobre, in prima serata su Rai 1, debutta “I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere”, terzo capitolo della serie ispirata ai romanzi di Ilaria Tuti, con Elena Sofia Ricci di nuovo nei panni della profiler più spigolosa della televisione italiana.
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Dal 12 ottobre su Rai 1: la nuova stagione tra Udine e il Friuli
Sono quattro gli appuntamenti in prima serata, per un totale di otto puntate, preceduti da un’anteprima in streaming su RaiPlay il 10 ottobre. Dietro la macchina da presa torna Kiko Rosati, alla guida di una produzione nata dalla sinergia tra Rai Fiction e Publispei, la casa di produzione guidata da Verdiana Bixio, con il supporto della Friuli Venezia Giulia Film Commission. La sceneggiatura porta le firme di Mario Cristiani, Donatella Diamanti, Valerio D’Annunzio e Vittoria Benedetti. Le riprese sono iniziate il 9 giugno 2025 e si sono concluse alla fine di ottobre dello stesso anno, toccando Udine, Aquileia, Cividale del Friuli e i territori circostanti.
Il cambio di ambientazione si sente. Dopo due stagioni costruite anche sulla forza visiva delle montagne friulane, Figlia della cenere è un’edizione dichiaratamente estiva, senza neve né paesaggi alpini come elemento dominante: a dominare sono l’estate e una dimensione più urbana, con Udine a fare da sfondo alla vicenda. Una scelta che rimescola anche l’immaginario della serie, spostandolo dalle atmosfere rarefatte della quota alla calura delle città. Prima del debutto, la produzione ha ricevuto il premio per la miglior produzione al Festival del Cinema di Spello, ritirato dalla stessa Ricci e da Rosati all’Auditorium San Domenico di Foligno.
Un corpo nel Biarzo e un assassino dalle abitudini rituali
La storia riparte a soli cinque mesi di distanza dagli eventi di “Ninfa dormiente”. A riportare Teresa sul campo è il ritrovamento, nella zona del Biarzo lungo il Natisone, del cadavere di un uomo su cui è stata compiuta una violenza dopo la morte: al corpo sono state amputate le falangi delle dita. L’episodio non resta isolato: altri omicidi con modalità simili convincono gli investigatori di trovarsi davanti a un serial killer che sembra seguire un disegno preciso, disseminando lungo il suo percorso indizi inquietanti e mutilazioni rituali legate a una sorta di itinerario simbolico.
Accanto a Teresa ritroviamo i collaboratori di sempre, Massimo Marini (Giuseppe Spata) e Giacomo Parisi (Gianluca Gobbi). Sul fronte privato, però, le tensioni si riaccendono con la stessa intensità degli omicidi: l’ex marito Sebastiano (Maurizio Donadoni) addossa a Teresa la colpa delle intimidazioni rivolte a lui e alla sua nuova compagna. Completano la compagine artistica Sara Drago e Fausto Maria Sciarappa.
Teresa Battaglia, una profiler più rabbiosa e consapevole
Nell’intervista esclusiva che ci ha rilasciato, Elena Sofia Ricci ha raccontato come cambia il personaggio in questa terza stagione, partendo proprio dal rapporto con la malattia:
“Ritroveremo una Teresa non drammaticamente peggiorata sul piano fisico rispetto alle passate stagioni, dato che dalla prima alla seconda serie sono trascorsi soltanto un paio d’anni al massimo. L’avanzare della malattia non è così marcato, mentre è cresciuta enormemente in lei la lucida consapevolezza dell’inevitabilità di questo declino. Assisteremo a una Teresa visibilmente più rabbiosa, costretta in certi momenti a reprimere persino l’insorgere di sentimenti del tutto inediti, venendo messa a dura prova da svariate situazioni.”
Il vissuto della profiler riaffiora con violenza, riaprendo ferite che non si sono mai rimarginate e che hanno plasmato il suo carattere ruvido, un’indole che continua a conquistare il pubblico proprio perché autentica e priva di condizionamenti. In questa stagione l’amore diventa un tema centrale, declinato in forme diverse: l’affetto protettivo per Marini, vissuto quasi come un figlio; l’eventualità di un nuovo legame che si affaccia nella sua vita; la contorta attrazione per la psicologia dei criminali, con Teresa particolarmente colpita dalla mente del nuovo assassino.
Proprio su questo punto l’attrice ha aggiunto: “Sono appassionata di psicologia, perciò ho trovato affascinante Teresa, perché, oltre a combattere il mostro fuori, combatte anche con il mostro dentro di sé”. Il ruolo le ha lasciato anche qualcosa di personale: “Teresa mi ha trasmesso una maggiore spinta verso la libertà, insegnandomi a trovare la determinazione necessaria per esprimere pensieri ed emozioni senza filtri, agendo a volte con fermezza laddove un tempo ero fin troppo condizionata dal giudizio altrui.” Dietro il personaggio c’è anche una dedica speciale, perché Teresa è intitolata a due persone fondamentali nella sua vita: sua madre (“era proprio così, non contava neanche fino a mezzo prima di parlare”) e Armando Pugliese, regista teatrale e suo più grande maestro.
Violenza domestica e il ritorno a Che Dio ci aiuti
La stagione affronta anche il tema della violenza domestica, un argomento che Ricci sente profondamente per un’esperienza vissuta sulla propria pelle a dodici anni. La riflessione dell’attrice allarga il campo oltre il femminicidio: esistono soprusi psicologici, verbali ed economici, condotte tutte ugualmente intollerabili e per le quali, dice, è indispensabile battersi ogni giorno. Da qui la collaborazione con l’associazione “Una nessuna Centomila” e l’impegno costante in prima linea.
“La scuola ricopre un ruolo decisivo, ma il lavoro deve coinvolgere primariamente il nucleo familiare, dal momento che i comportamenti violenti nascono quasi sempre in ambienti domestici in cui la prevaricazione è di casa. Mi ha colpita la vicenda di quella donna che ha denunciato il marito violento solo dopo tre decenni, proprio nel momento in cui il figlio è stato arrestato per femminicidio: quel giovane è cresciuto considerando la violenza un fatto ordinario.”
Per l’attrice sarebbe indispensabile avviare percorsi formativi condivisi, rivolti sia ai ragazzi sia ai genitori. Tra i prossimi impegni c’è poi il ritorno in un altro universo molto amato dal pubblico, quello di “Che Dio ci aiuti”: “Non potevo certo tirarmene fuori, era un dovere tornare ad infastidire la Chillemi! Sono tornata a trovarla sul set, davvero non ho saputo resistere”, ha dichiarato ai nostri microfoni.
L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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