La notte del 14 settembre 2026 ha consegnato a Stephen Root la sua prima statuetta Emmy, un riconoscimento che arriva dopo quasi quarant’anni di carriera televisiva e che ha trasformato Widow’s Bay nella vera protagonista della serata. Un premio atteso, combattuto e alla fine conquistato contro pronostici che sembravano orientati altrove.

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Un primo Emmy per l’uomo da duecento crediti

Root ha vinto come migliore attore non protagonista in una serie comedy per il ruolo di Wyck in Widow’s Bay, la serie di Apple TV+ che ha debuttato lo scorso aprile. Per lui si tratta del primo Emmy in assoluto, arrivato curiosamente come seconda nomination in carriera, dopo quella del 2019 per Barry di HBO. In mezzo ci sono quasi duecento crediti televisivi accumulati in quasi quattro decenni davanti alla telecamera, da NewsRadio a The West Wing, passando per Boardwalk Empire, The Man in the High Castle e Perry Mason, dove tra l’altro ha recitato proprio accanto a Matthew Rhys, suo partner anche in questa avventura.

La concorrenza non era delle più semplici. Nella stessa categoria figuravano Michael Urie per Shrinking, Colman Domingo per The Four Seasons, Paul W. Downs per Hacks, Nick Offerman per Margo’s Got Money Troubles e Tyler James Williams per Abbott Elementary. Sul palco Root ha ringraziato tutti con evidente emozione, definendo i colleghi candidati “incredibili” e dichiarandosi loro grande fan.

“Holy cow, the money store. Sono elettrizzato e felice, ma il motivo per cui sono qui sono Katie Dippold e il geniale Hiro Murai, che ci hanno guidato attraverso 10 straordinarie puntate. Devo però dirlo: sono Matthew Rhys e la brillante Kate O’Flynn, e la loro vena comica è la cosa migliore del Ventunesimo secolo.”

Nel discorso di ringraziamento ha voluto citare anche Harrison Ford, suo diretto rivale per gran parte della stagione: “Grazie, Harrison Ford. Perché mio figlio è corso da me dicendo: ‘Sei in una categoria con Harrison Ford!’. Grazie, signore, per tutti i suoi tanti, tantissimi anni di grande recitazione”. Un omaggio sincero a una leggenda, arrivato nello stesso momento in cui Root gli soffiava il premio.

Un record che riscrive la storia della categoria

Con questa vittoria Root entra nei libri degli Emmy anche da un altro punto di vista: diventa l’attore più anziano a vincere nella categoria Supporting Actor in a Comedy Series, superando di due anni il primato che apparteneva a Henry Winkler. Quest’ultimo aveva conquistato il suo primo Emmy a 72 anni per il ruolo in Barry, quarantadue anni dopo la sua prima nomination ottenuta con Happy Days. Il primato di Winkler resisteva da poche stagioni e ora passa nelle mani del sessantanovenne interprete di Wyck, a dimostrazione di come la televisione stia progressivamente riscrivendo le proprie gerarchie anagrafiche.

La sfida con Ford è stata aperta fino all’ultimo: nei pronostici della vigilia il veterano di Shrinking era dato al 53% contro il 38% di Root. A spostare l’ago della bilancia è stato l’entusiasmo complessivo attorno a Widow’s Bay, che aveva già dominato nelle categorie comedy durante le due serate dei Creative Arts Emmys. Apple TV+ si presentava comunque fortissima in questa sezione, con ben quattro candidature: Harrison Ford e Michael Urie per la terza acclamata stagione di Shrinking, Nick Offerman per Margo’s Got Money Troubles e appunto Root.

Il trionfo di Widow’s Bay e il domino targato Apple TV+

La serie creata, scritta e diretta da Katie Dippold si è rivelata il vero fenomeno della stagione televisiva. Ambientata su un’isola del New England misteriosamente maledetta, racconta di un sindaco irriducibilmente ottimista, interpretato da Rhys, deciso a trasformare la comunità isolana nella prossima Nantucket, ignorando gli avvertimenti dei residenti superstiziosi su una catastrofe imminente. Root veste i panni di Wyck, pescatore e capitano di barca burbero e consumato dal mare, colui che mette in guardia il sindaco sulla maledizione che grava sull’isola.

Più di quattro mesi dopo la premiere in due parti di fine aprile, la serie resta ancora all’ottavo posto nelle classifiche mondiali di visualizzazione e vanta un punteggio del 98% su Rotten Tomatoes. Un ibrido tra horror e commedia in dieci episodi che ha guidato la seconda serata dei Creative Arts Emmys con otto vittorie, tra cui casting, cinematografia, scenografia, composizione musicale, supervisione musicale, montaggio sonoro e missaggio del suono. Nella stessa serata Kate O’Flynn, co-protagonista della serie, ha vinto come migliore attrice non protagonista in una comedy, mentre Betty Gilpin ha portato a casa il riconoscimento per la sua partecipazione come guest star.

Il bilancio complessivo parla di 19 candidature per Widow’s Bay, tra cui quella per Outstanding Comedy Series e quelle dedicate alle interpretazioni di Rhys, O’Flynn, Dale Dickey, Root, Hamish Linklater e Betty Gilpin, oltre alle nomination per regia e sceneggiatura. Apple TV+ ha così stabilito un record storico con 89 nomination agli Emmy 2026, con la serie di Dippold tra i titoli più nominati e Pluribus subito dietro a quota 18, entrambi al loro primo anno.

La serie è già stata rinnovata per una seconda stagione e, parallelamente, la sua creatrice ha firmato un accordo pluriennale con Apple. Nel cast figurano anche Dale Dickey, Kevin Carroll e Jeff Hiller, mentre alla produzione esecutiva ci sono Dippold, Hiro Murai (che ha diretto il pilot), Claudia Shin, Carver Karaszewski e lo stesso Rhys. Per chi volesse recuperarla, Widow’s Bay è disponibile in Italia su Apple TV+ insieme al resto del catalogo originale della piattaforma, che dopo questa tornata di premi si conferma una delle realtà più competitive del panorama streaming.

L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI