La serie dedicata a Melania Rea debutta il 6 novembre su HBO Max. Il suo corpo fu ritrovato il 20 aprile 2011 in un bosco a Ripe di Civitella, in provincia di Teramo, due giorni dopo essere stata uccisa con 35 coltellate. A darle un volto è Maria Esposito, che ne racconta la storia senza fermarsi al processo.
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Una storia che non si esaurisce nel caso giudiziario
Per quell’omicidio è stato condannato il marito, Salvatore Parolisi, caporal maggiore dell’esercito. Rispetto al clamore mediatico che ha accompagnato la vicenda, la serie sceglie un’altra strada: restituire a Melania un’identità piena, ricordandola come sorella, figlia, moglie, amica e madre. Il racconto alterna passato e presente e mette in scena una relazione che, sotto un’apparenza normale, nascondeva possesso, controllo e oppressione, seguendo il filo fino alla ricostruzione della verità processuale.
Dietro le quinte ci sono Simona Ercolani e Teresa Carducci, che producono per Stand By Me, la regia di Stefano Mordini e i testi di Doriana Leondeff, Bianca Rondolino, Mariano Di Nardo e Gloria Mottarelli. Il progetto è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e nasce anche grazie alla famiglia Rea, che ha messo a disposizione fatti, aneddoti e materiale documentale verificato, con il patrocinio della Fondazione Una Nessuna Centomila. Per il finale è stato scelto “Cicatrice”, il brano firmato da BigMama.
Il cast e le puntate
Sulla piattaforma gli episodi arrivano uno alla settimana. Accanto a Maria Esposito, Daniele Rienzo interpreta Salvatore Parolisi, mentre Michela Cescon è la PM Gabriella Rocci. Carmen Pommella e Antonio Buonanno sono i genitori, Vittoria Garofalo e Gennaro Rea; Francesco Rungi è il fratello Michele Rea e Giulia Ercolini l’amica Nunzia.
La voce di Maria Esposito
L’attrice seguiva il caso già da bambina insieme alla madre. Prima di calarsi nel ruolo si è documentata e ha approfondito la vicenda come poteva. Il problema, racconta, è che di Melania come donna è rimasto pochissimo:
«Sul caso c’è molto materiale giornalistico, ma di Melania come donna c’è poco. Per esempio, io non conoscevo il suo modo di parlare o di muoversi, quindi mi sono affidata alla scrittura e alla regia».
Da qui la scelta di costruire il personaggio a partire da ciò che resta, per ridarle dignità e mandare un messaggio contro la violenza sulle donne:
«Ho cercato di restituirle dignità e di lanciare un messaggio per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne. La storia tra lei e il marito era fatta di manipolazione, controllo, ossessione. Non era amore».
Sul senso di quel volto ritrovato, l’interprete non ha dubbi:
«Oggi ricordiamo Melania come vittima, ma è sbagliato. Era anche molto altro: sorella, figlia, moglie, amica e mamma. Amava la figlia Vittoria, che all’epoca aveva solo 18 mesi. Era una donna con tanti sogni, sincera e determinata».
Tutti questi aspetti, aggiunge, emergono nella serie, e per averle dato voce si dice grata.
L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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