Memoriae, la nuova serie thriller mystery firmata da Cosimo Alemà e Isabella Aguilar, con Dario Aita tra i protagonisti, debutta in anteprima alla 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle. Dal 23 ottobre i primi sei episodi arrivano su RaiPlay.
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Il mistero di Vallata e i sei anni cancellati
Tutto comincia da un paese di montagna che sembra tranquillo, Vallata, e da una frana che a prima vista non fa danni. Quel movimento di terra diventa però il motore di un’amnesia inspiegabile: alcuni abitanti perdono di colpo i ricordi degli ultimi sei anni di vita, mentre bambini e anziani restano fuori dal fenomeno.
In mezzo a questa storia c’è Matteo (Dario Aita), fotoreporter di guerra originario di Vallata. Vive lontano da anni, ma quando apprende cosa è accaduto decide di tornare nel paese dove abitano ancora la sorella Chiara (Anna Godina) e la madre. Il centro viene messo in isolamento dalle autorità e Matteo comincia a indagare insieme ad Alma (Gaia Messerklinger), oncologa bloccata in zona dopo essere arrivata per un’escursione. Qualche indizio arriva dalle visioni che tormentano Chiara: i frammenti di un passato che riemergono rimandano agli orrori della Seconda guerra mondiale.
Nel cast figurano anche Paola Sambo e Roberto Citran, insieme a Lara Komar, Giulio Cristini, Giulia Fazzini, Alessandro Bedetti e Riccardo Alemanni.
“Questi personaggi sfidano l’impossibile. Ci vuole molto coraggio per buttarsi alla scoperta di un buco nero. È ciò che ho amato molto della storia. Insieme i personaggi affrontano questo trauma collettivo, grande nemico sconosciuto, agiscono come comunità anche se ognuno di loro sa di avere una responsabilità individuale”
A parlare è lo stesso Aita, che insiste sul coraggio necessario ad attraversare una vicenda tanto oscura e sull’idea di una comunità che si muove compatta senza perdere di vista le colpe individuali.
Memoria, rimozione e le ferite della storia
La domanda che attraversa la serie riguarda il destino dei traumi collettivi: quando il tempo si mette in mezzo, conviene cancellarli o tenerli vivi? Secondo Aguilar l’onda della cancel culture ha sostenuto in questi anni che vadano rimossi, una posizione che lei giudica irragionevole rispetto a come eravamo abituati a comportarci. Cancellare un passato, avverte, finisce per farlo riemergere in forma distorta, come uno spettro.
Le rimozioni raccontate in Memoriae non toccano soltanto le storie singole dei personaggi, ma intere generazioni e popoli. Per l’Italia il riferimento torna al fascismo, che la regista considera un tema ancora attuale; più in generale entrano in gioco l’Olocausto e il Muro di Berlino, ferite che spostano la riflessione dal destino dei singoli alla responsabilità collettiva.
Un thriller poco comune, girato in Friuli
Dietro la serie c’è una coproduzione tra Rai Fiction e Filmclub Distribuzione, in associazione con Minerva Pictures, articolata in dodici episodi da circa venticinque minuti ciascuno e proposta su RaiPlay in due parti.
Per Aguilar la sfida era raccontare qualcosa di originale e poco diffuso nel panorama italiano: un’occasione gradita, perché da noi il genere raramente trova spazio, e ancor meno con questa libertà di sperimentare calando forme codificate nella nostra realtà.
“Avevamo delle serie che in qualche maniera erano riuscite a creare uno spiraglio in Europa, come Les Revenants in Francia. In qualche modo per noi ha sempre rappresentato un esempio di come si potesse raccontare un mistero attraverso dei personaggi in cui il pubblico potesse identificarsi veramente”
È il modello a cui guarda Alemà, che indica nella produzione francese la prova che un enigma può reggersi su figure credibili, capaci di parlare davvero a chi guarda.
Sullo schermo Vallata prende il volto di Venzone, borgo medievale ricostruito dopo il terremoto del 1976 e annoverato tra i più suggestivi d’Italia. Le riprese si sono estese anche a Villa Liruti e al borgo medievale di Villafredda, a Tarcento, con il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission (PromoTurismoFVG): dieci settimane di lavorazione tra gennaio e marzo 2026, che hanno coinvolto anche venticinque maestranze locali nei reparti tecnici e organizzativi.
La sceneggiatura porta le firme di Isabella Aguilar, Gaetano Colella e Andrea Simonetti. Non sono mancate le difficoltà concrete di un set spesso alle prese con condizioni meteorologiche impegnative, che secondo Alemà hanno contribuito all’atmosfera della serie quanto complicato il lavoro.
L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI
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