Per molto tempo, Rafael Nadal ha detto no. No ai documentari, no alle telecamere nella sua vita privata, no a chi voleva raccontarlo al di là del campo. Poi, nell’ultimo anno della sua carriera, qualcosa è cambiato: il 29 maggio arriva su Netflix Rafa, la docuserie in quattro episodi che il campione spagnolo ha finalmente accettato di fare.
Prima della premiere mondiale di Madrid, Nadal ha spiegato con disarmo la sua lunga resistenza al progetto: “Ho rifiutato molte volte durante la mia carriera tennistica. Ho deciso di farlo in questo momento particolare perché, probabilmente, ho trovato le persone giuste. Persone di cui mi fido mi hanno convinto a farlo accadere, e perché dal mio punto di vista questa era l’ultima opportunità per farlo o non farlo mai più, visto che le riprese sono iniziate nel 2024. Era l’ultima fase della mia carriera e ho detto: ‘Ok, proviamo.’ Rifiutavo tutto questo non per me, ma soprattutto per non disturbare le persone che mi stavano accanto famiglia, collaboratori, tutti.”
La premiere si è tenuta nella storica Beti Jai fronton di Madrid, con una serata conclusa da una lunga standing ovation al termine della proiezione del primo episodio. Accanto a Nadal erano presenti il padre Sebastián, la madre Ana Maria Parera, lo zio e storico allenatore Toni Nadal, e Carlos Moyá, che lo ha seguito nell’ultima parte della carriera. Tra gli ospiti anche Seth Meyers, Christiane Amanpour e Ana Patricia Botín.
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Un ritratto senza filtri: dagli inizi al ritiro
Diretta dall’Oscar nominee Zachary Heinzerling già noto per Cutie and the Boxer e Stolen Youth: Inside the Cult at Sarah Lawrence e prodotta da Skydance Sports, la serie non si limita a celebrare i successi di un campione di 22 Slam e 14 volte vincitore del Roland Garros. Racconta l’ultimo anno di Nadal attraverso le lenti di chi lo conosce davvero: un atleta che lottava contro gli infortuni, che nel frattempo diventava padre, e che si trovava ad affrontare la decisione più difficile, ovvero quella di ritirarsi dallo sport che aveva dominato per vent’anni. Il ritiro è arrivato nel 2024, a 38 anni, dopo che gli infortuni lo avevano costretto a saltare ben 18 Slam, privandolo di ulteriori possibilità di aggiungere titoli a un palmarès già straordinario.
Il documentario parte da lontano, dai suoi esordi da bambino di appena tre anni, e arriva fino all’addio al tennis, mostrando l’evoluzione di un campione ma anche il peso fisico ed emotivo che ha segnato ogni fase del percorso. Le testimonianze comprendono non solo la famiglia stretta e il suo team, ma anche i suoi due grandi rivali: Roger Federer (20 Slam) e Novak Djokovic (24 Slam), oltre a John McEnroe, offrendo così una prospettiva a tutto tondo sull’impatto che Nadal ha avuto sul tennis e sullo sport in senso più ampio.
L’uscita il 29 maggio non è casuale: cade in pieno Roland Garros, il torneo che più di ogni altro è associato al nome di Nadal, e precede di pochi giorni il suo 40° compleanno, previsto per il 3 giugno. Netflix punta in alto anche sul fronte dei riconoscimenti: la serie sarà candidata ai Primetime Emmy in diverse categorie, dalla miglior serie documentaristica alla regia, dal montaggio alla fotografia, seguendo le orme di altri progetti sportivi premiati negli ultimi anni come The Last Dance, Beckham e 100 Foot Wave.

