La seconda settimana del Festival di Cannes entra nel vivo con un programma ricchissimo, tra film in concorso per la Palma d’oro, anteprime fuori concorso e riscoperte d’autore. Mentre sul tappeto rosso continuano a sfilare volti noti, dalle passerelle cinematografiche arrivano titoli che promettono di far discutere.
Il film più atteso della giornata è senza dubbio Fjord, il nuovo lavoro di Cristian Mungiu che segna anche un momento storico per il regista rumeno: si tratta del suo primo lungometraggio in lingua inglese, nonché del quinto film consecutivo con cui viene selezionato in concorso a Cannes. Un percorso straordinario, quello di Mungiu, che ha già portato a casa la Palma d’oro nel 2007 con 4 Months, 3 Weeks and 2 Days, il premio per la miglior regia nel 2016 con Bacalaureat e i premi per la miglior attrice e miglior sceneggiatura nel 2012 con Beyond the Hills. Il film era così atteso che era già stato venduto in oltre 50 territori prima ancora che le riprese iniziassero, avviate in Norvegia nel marzo 2025.
La storia ruota attorno ai Gheorghiu, una coppia norvegese-rumena che si trasferisce in un piccolo villaggio affacciato su un fiordo, portando con sé uno stile di vita religioso e conservatore che entra inevitabilmente in attrito con i valori liberali della comunità locale. Il legame con i vicini Halberg si incrina nel momento in cui la figlia Elia arriva a scuola con dei lividi sul corpo: incidente domestico o qualcosa di più preoccupante? Nasce così un’indagine dai risvolti sempre più inquietanti, con i coniugi finiti nel mirino del sistema giudiziario locale e dei servizi sociali. La trama, a noi italiani, ricorda vagamente il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”.
Il cast è di primissimo livello: Renate Reinsve, già candidata all’Oscar per Sentimental Value, interpreta la madre norvegese della coppia, affiancata da Sebastian Stan, fresco anch’egli di una candidatura all’Oscar per il ruolo di Donald Trump in The Apprentice. I due avevano già recitato insieme nel 2024 in A Different Man, quindi portano sul set una familiarità consolidata.
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Sogni, nebbia e classici ritrovati
Sempre in concorso oggi troviamo The Unknown (L’Inconnue), descritto da chi lo ha già visto come “un sogno a occhi aperti”. Il film nasce da una coproduzione francese e italiana, con la partecipazione della Rai, ed è diretto da Arthur Harari, il cui legame con Cannes ha radici familiari: sua moglie Justine Triet ha vinto qui nel 2023 con Anatomia di una caduta. Ma il richiamo alla famiglia non finisce qui: la sceneggiatura è tratta dalla graphic novel del 2024 Le Cas David Zimmerman, scritta e disegnata dal fratello Lucas Harari.
La storia segue David Zimmerman, un fotografo di quasi quarant’anni che conduce un’esistenza quasi monastica, raramente uscendo di casa, finché alcuni amici lo trascinano a una festa caotica. Tra la folla scorge una donna e ne rimane ossessionato al punto da seguirla, finché una notte accade qualcosa di inspiegabile: si risveglia intrappolato nel corpo della sconosciuta. Niels Schneider e Léa Seydoux sono i protagonisti, con Harari che ha scritto il ruolo appositamente per lei dopo aver visto la sua performance in France di Bruno Dumont nel 2021. Completano il cast Victoire Du Bois e Radu Jude. Il film, prodotto con un budget superiore ai 10 milioni di euro, dura 139 minuti.
Fuori concorso, occhi puntati su Her Private Hell di Nicolas Winding Refn, che torna al cinema dopo un decennio di assenza: l’ultimo suo lungometraggio era stato The Neon Demon nel 2016. Il regista danese porta a Cannes un thriller post-apocalittico ambientato in una metropoli del futuro perennemente avvolta da una nebbia spettrale, dietro la quale si cela una presenza letale inafferrabile. Una giovane donna parte alla ricerca del padre scomparso e il suo cammino si incrocia con quello di un soldato americano impegnato nel disperato tentativo di strappare sua figlia dall’Inferno. Refn non ha deluso le aspettative dei suoi estimatori, annunciando una storia “viscerale” fatta di molto sfarzo, sesso e violenza. Il cast include Sophie Thatcher, Charles Melton, Havana Rose Liu, Diego Calva e Hidetoshi Nishijima, mentre la colonna sonora è firmata da Pino Donaggio, già autore delle musiche di Carrie e Don’t Look Now. Le riprese sono iniziate a Tokyo e Copenhagen nell’maggio 2025 e si sono concluse a fine luglio. In Italia il film sarà distribuito da MUBI.
Nella sezione Classics, da non perdere il ritorno di Metti una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, pellicola del 1969 con una sceneggiatura firmata anche da Dario Argento. Un ritratto impietoso e all’epoca “scandaloso” di una borghesia ricca e annoiata, raccontata attraverso il groviglio di tradimenti e giochi erotici di due coppie, turbato dall’arrivo di un giovane intruso destinato a diventarne parte integrante. Il film resta memorabile per il suo cast stellare, con Jean-Louis Trintignant, Florinda Bolkan, Tony Musante, Annie Girardot e Lino Capolicchio, e per le musiche di Ennio Morricone, diventate anch’esse un classico nel tempo.
Immagine di copertina generata tramite IA

