Questa sera, domenica 11 ottobre, Rai1 manda in onda in prima serata il film tv Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, dedicato al missionario laico palermitano scomparso nel 2023. A interpretarlo è Alessio Vassallo, che racconta come il set abbia cambiato il suo modo di guardare la fede e le persone.

Scarica ora la nostra nuova APP, è gratis! Programmazione TV, promemoria e notizie in tempo reale

La fede ritrovata sul set

L’attore non nasconde che questo lavoro gli abbia restituito qualcosa di personale. Il merito, dice, è della regista Costanza Quatriglio, che gli ha indicato dove cercare:

«La fede devi trovarla negli occhi degli altri»

È un consiglio che rovescia l’idea più diffusa. Siamo abituati a immaginare qualcosa di superiore, osserva Vassallo, mentre la fede si incontra proprio guardando chi ci sta accanto. Palermitano come Conte, lo aveva conosciuto quindici anni fa e non ha dimenticato lo sguardo pieno di luce dei «fratelli ultimi» (è così che vengono chiamati gli ospiti della Missione) quando il missionario arrivava. Vestire i suoi panni è per lui un traguardo e insieme una responsabilità: in una società che ci rimanda di continuo la nostra immagine, il film racconta una figura che guarda oltre.

I digiuni, la solitudine, una moneta

Conte ha lasciato una vita agiata per stare dalla parte degli ultimi e, con la sola arma del digiuno, ha più volte costretto le istituzioni a dargli ascolto. Secondo Vassallo è stata la fede a farsi carne in lui, ed è sempre la fede, con la forza di volontà che arriva dall’alto, ad averlo sostenuto durante quei digiuni disumani cui si sottoponeva.

Per costruire il personaggio l’attore è partito, come sempre, dal corpo, ma mai come in questa occasione. Ha perso dieci chili, ha lavorato sulla postura e ha provato anche a dormire sul pavimento, finché la moglie non ne ha più potuto di vederlo sdraiato per terra. Determinante è stato anche il tempo passato in incognito tra i «fratelli ultimi»: ha dato loro da mangiare, ha lavato i piatti e ha compreso che abitano un sentimento che noi non proveremo mai, la solitudine.

La differenza, spiega, sta tutta qui: ognuno di noi, per quanto solo, trova prima o poi qualcuno con cui scambiare una parola, loro invece sono abbandonati da tutti. Da qui uno dei messaggi centrali del film:

«Quando ci capita di dare un euro a chi ha bisogno, dovremmo chiedergli anche “Come stai?”»

Tra gli episodi che lo hanno segnato di più c’è quello di un ragazzo incontrato appena uscito dal provino, seduto a terra, che gli ha chiesto dei soldi. Gli ha dato la moneta che aveva in tasca e gli ha domandato come si chiamasse. Il ragazzo ha cominciato a parlare, a raccontare la sua vita e la guerra da cui era fuggito, e alla fine ha voluto restituirgli la moneta, perché quello che cercava davvero era qualcuno con cui conversare.

Quanto a sé, l’attore riconosce di aver messo gli altri davanti a sé, ma sempre in famiglia o per qualche amico: in questo periodo il padre non sta bene e lui è dovuto diventare «papà di mio papà», con le priorità cambiate. La sfida di Biagio, invece, è anteporre qualcuno che non si conosce. Uscire dai suoi panni non è stato semplice, anche se poi si torna alla propria vita e a quella strana sensazione di aver sempre bisogno di qualcosa. Oggi, però, guarda la realtà e le persone che per il mondo sono invisibili con occhi diversi.

Da Palermo ad Assisi, chi c’è nel film

Il racconto muove dalla scomparsa di Biagio e dalle ricerche che portano la famiglia a scoprire la sua scelta di vita radicale, poi segue il protagonista nel pellegrinaggio a piedi fino ad Assisi e nel ritorno in Sicilia. Sullo sfondo c’è la Palermo degli anni Sessanta, dove nasce in una famiglia di imprenditori benestanti, e poi la decisione di lasciare tutto per stare accanto agli ultimi, fino agli incontri con i senzatetto della stazione che danno vita alla prima comunità, nucleo della Missione di Speranza e Carità, fondata nel 1991 e ancora attiva.

Per difendere il progetto Biagio ricorre a lunghi scioperi della fame, mettendo a rischio la propria salute, mentre la sua opera si allarga alle donne in difficoltà e ai bambini e i rapporti con la famiglia e con gli amici di un tempo attraversano momenti complicati. Da scelta individuale, la sua missione diventa così un progetto collettivo che coinvolge volontari e cittadini.

Accanto a Vassallo recitano Donatella Finocchiaro, nei panni di Rosa, Antonio Catania in quelli del padre Giuseppe, Alessandra Fazzino nella parte della madre Maria e Giuseppe Spata nel ruolo di un amico di Biagio. Alla regia c’è Costanza Quatriglio, che firma la sceneggiatura insieme a Stefano Rulli. Il progetto è prodotto da Gloria Giorgianni per Anele con Rai Fiction, con la distribuzione internazionale di Rai Com, e gode del patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Le riprese, per un film di circa cento minuti, si sono svolte a Palermo tra i quartieri popolari, la stazione, il centro storico e il lungomare, con alcune scene girate nei luoghi di San Francesco vicino ad Assisi. Alla consulenza hanno partecipato Giacomo Pilati, Giacomo Mirto e Davide Rondoni.

L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI