Domenica 20 settembre, in prima serata su Rai1, va in onda Giovannino Guareschi. Non muoio neanche se mi ammazzano, il film tv che racconta la vita del papà di Don Camillo e Peppone. A interpretarlo è Giuseppe Zeno, diretto da Andrea Porporati, in una produzione che arriva anche su RaiPlay.

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Dai lager tedeschi al Mondo Piccolo

Il racconto parte dal ritorno dai campi di prigionia tedeschi e accompagna lo spettatore lungo il percorso umano e professionale di uno degli autori più amati della narrativa italiana, fino alla nascita del suo capolavoro, quel Mondo Piccolo che ha dato i natali a Don Camillo e Peppone. Guareschi resta una figura della cultura del Novecento capace, con il suo sguardo di uomo libero, di catturare la realtà circostante in pagine piene di disegni e parole, costruendo personaggi memorabili.

Lo stesso titolo del film rimanda a un episodio preciso della sua biografia: Non muoio neanche se mi ammazzano è una frase legata all’esperienza della prigionia vissuta dopo l’8 settembre 1943.

«Non muoio neanche se mi ammazzano»

Uomo volitivo, coerente e poco incline al compromesso, Guareschi criticò il nazifascismo, rifiutandosi di combattere nella Repubblica Sociale Italiana e finendo per questo deportato in Germania. Fu avversario anche della cultura del comunismo sovietico e di quella del consumismo capitalista americano: restò fedele ai propri ideali e pagò spesso di persona il prezzo del suo tono ironico e irriverente, che lo portò a scontrarsi con le istituzioni e non solo. Il film restituisce il ritratto di un intellettuale istrionico, combattivo e passionale, senza tralasciare il lato più intimo dell’uomo, legato a valori genuini e semplici.

Le terre della Bassa e il successo nel mondo

Nella vita di Guareschi ci sono due costanti: l’amore per la moglie Ennia, sempre al suo fianco e interpretata da Benedetta Cimatti, e quello per la sua terra natìa, la Bassa Padana, trasformata nel fortunato Mondo Piccolo. Un microcosmo rassicurante in cui si rispecchiavano gli italiani, divisi tra simpatiche beghe tra vicini di casa e contrapposizioni politiche. Il suo straordinario successo editoriale condusse l’autore alla trasposizione cinematografica, anch’essa un trionfo: oltre 20 milioni di copie vendute in 142 lingue fanno di lui uno degli scrittori italiani più letti al mondo.

Sono proprio i territori della Bassa a fare da sfondo al film, girato interamente in Emilia Romagna, toccando i Comuni di Bagnolo in Piano, Brescello, Castelfranco Emilia, Colorno, Coltaro, Guastalla, Luzzara, Mezzano Rondani, Novellara, Polesine Zibello, Reggio Emilia, Sissa Trecasali e Sorbolo Mezzani. Sono luoghi reali che hanno ispirato l’autore e che permettono di restituire parte del suo spirito e del carattere comunitario dei piccoli paesi lungo il fiume Po, rappresentativi dell’Italia intera.

Don Camillo e Peppone erano già diventati volti noti sul grande schermo grazie a Fernandel e Gino Cervi, il primo nei panni del parroco e il secondo in quelli del sindaco comunista, protagonisti di una saga cinematografica di quattro film, diretta inizialmente da Julien Duvivier e poi da Carmine Gallone.

Cast, sceneggiatura e produzione

Accanto a Giuseppe Zeno e Benedetta Cimatti, il cast schiera Andrea Roncato nei panni del padre Primo Augusto Guareschi, Maurizio Donadoni nel ruolo di Angelo Rizzoli e Salvatore Striano in quelli del produttore cinematografico Peppino Amato. Il film è scritto da Andrea Porporati con la collaborazione di Marco Ferrazzoli, su un soggetto dello stesso Porporati con Simone Ortolani, Roberto Vecchi, Emiliano Procucci e Gloria Giorgianni, e si avvale della consulenza in esclusiva di Alberto Guareschi, figlio dello scrittore.

La sceneggiatura è liberamente ispirata al libro Chi sogna nuovi gerani?, la biografia curata dai figli Alberto e Carlotta ed edita da Rizzoli. La produzione è di Anele in collaborazione con Rai Fiction, con il sostegno della Emilia-Romagna Film Commission, e la messa in onda è prevista in due parti, così da seguire con agio l’intero arco narrativo. Il biopic è stato inoltre al centro di un convegno al Senato, voluto dall’onorevole Raoul Russo e intitolato Giovannino Guareschi, giornalista per la libertà.

L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI