Cani da incubo, lo show di Tommaso Castellano approdato su Prime Video il 15 giugno 2026, è durato sulla piattaforma pochissimi giorni: dal 22 giugno la serie non è più visibile e, accedendo alla sua scheda, compare il messaggio “Questo titolo non è disponibile perché i diritti sono scaduti”. Nessuna comunicazione ufficiale da parte di Amazon chiarisce se si tratti di una sospensione temporanea o definitiva, ma la tempistica è tutt’altro che casuale.
Il format non è una novità assoluta: Castellano porta avanti questo progetto su YouTube dal 2023 ed è una figura ben nota nel panorama dei social italiani, con oltre mezzo milione di follower su TikTok e una scuola di addestramento, Scuola per cani, che gestisce da anni. Il salto su una piattaforma streaming di primo piano come Prime Video, però, ha amplificato enormemente la visibilità dei suoi metodi e, con essa, le critiche.
La sparizione della serie coincide con le stesse ore in cui la FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) ha diffuso un comunicato ufficiale, sebbene non esistano elementi diretti che colleghino i due eventi. Come sottolineano gli stessi osservatori di settore, le cause potrebbero essere tecniche, contrattuali o editoriali, ma la sequenza temporale ha inevitabilmente alimentato le speculazioni.
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Le accuse al centro della polemica: metodi, titoli e precedenti
Le contestazioni mosse a Castellano non si limitano al dibattito teorico sull’addestramento, ma toccano aspetti ben più concreti. L’ENPA ha denunciato che il programma “normalizza l’utilizzo di collari a scorrimento e di altri strumenti avversivi, nonché mette in atto la rappresentazione del cane come soggetto da controllare attraverso la pressione fisica o la correzione del comportamento”, una posizione condivisa da Aieci, Apnec, Fics e Apnocs, le associazioni che raccolgono le figure di EsCac (Esperto Cinofilo nell’Area Comportamentale).
Anche la LAV (Lega Anti Vivisezione) e VIVA (Veterinari Italiani contro la Violenza sugli Animali) si sono unite al coro delle proteste, mentre la FNOVI ha contestato in modo specifico la presenza nella serie di metodologie basate su coercizione, punizione, inibizione e flooding, pratiche incompatibili con le attuali evidenze scientifiche sul benessere animale. La Federazione ha inoltre segnalato l’assenza, all’interno del programma, di un Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, figura espressamente prevista dall’Ordinanza ministeriale del 6 agosto 2013 per la gestione dei cani con comportamenti aggressivi. A supporto di questa mobilitazione, l’ANMVI ha aderito alla campagna “Oltre lo schermo la violenza è reale”, promossa proprio dalla FNOVI.
Sul fronte dei video che hanno fatto più discutere, alcuni contenuti poi rimossi dai profili social di Castellano mostravano l’addestratore prendere per il collo il proprio cane durante una videochiamata con un collega, e schiacciare a terra un barboncino mordace fino a farlo paralizzare per la paura. Circostanze che hanno contribuito a inasprire ulteriormente il dibattito e che si inseriscono in un contesto già segnato da una denuncia alla Procura di Monza per maltrattamento animali, presentata dall’educatrice cinofila Dunia Rahwan.
A tutto questo si aggiunge una questione di fondo che Castellano stesso non ha mai nascosto: non possiede alcun titolo certificato in ambito cinofilo. Anzi, lo rivendica apertamente, spiegando che “in Italia non serve alcun titolo per lavorare con i cani, basta l’apertura di una società che offre questo tipo di servizio”. Ha però ammesso che un tentativo di ottenere una certificazione con l’ENCI era stato avviato, salvo poi essere “sospeso” a causa di “segnalazioni”. Una dichiarazione che, secondo molti professionisti del settore, fotografa con precisione il problema strutturale alla base di tutta la vicenda: la totale assenza di una regolamentazione che tuteli sia i cani sia le famiglie che si affidano a figure prive di formazione verificata.
Castellano annuncia Pet Mission Tv e rilancia
Di fronte alla rimozione e alle polemiche, Castellano non ha scelto il basso profilo. Sui social ha parlato apertamente di “persecuzione” nei suoi confronti, collegando esplicitamente la sparizione della serie al clima creatosi nelle settimane precedenti, e ha annunciato che lo show tornerà, stavolta su un canale tutto suo: Pet Mission Tv, che definisce “la prima televisione di un addestratore al mondo”.
La mossa è significativa: spostare la produzione su una piattaforma propria significa sottrarsi ai vincoli editoriali di grandi colossi come Amazon, che evidentemente si sono rivelati meno impermeabili alle pressioni esterne di quanto si potesse pensare. Che Prime Video abbia rimosso la serie per ragioni editoriali legate alle polemiche o per motivazioni puramente contrattuali, il risultato pratico è che Castellano si trova ora a costruire un ecosistema mediatico autonomo, senza dover rispondere ad altri soggetti editoriali.
Il caso ha messo in luce una tensione di fondo che attraversa il mondo della cinofilia: da un lato una comunità di professionisti formati, che fondano il proprio lavoro su evidenze scientifiche e sul rifiuto di qualsiasi forma di coercizione, dall’altro una platea vastissima di proprietari di cani che non conosce queste distinzioni e che spesso si orienta seguendo chi ha più visibilità sui social, indipendentemente dalle competenze reali. Come hanno dichiarato le associazioni di categoria, il loro lavoro “non consiste nel proporre soluzioni immediate o scorciatoie, ma nell’accompagnare persone, famiglie e cani in percorsi spesso complessi, mettendo a disposizione conoscenze, esperienza, ascolto e supporto professionale”, un approccio che fatica a competere, in termini di appeal mediatico, con i format d’impatto che promettono risultati rapidi e spettacolari.

