Siamo arrivati alla metà esatta della Stagione 4 di From su Paramount+, e l’episodio 5, intitolato “È stato un lungo e strano viaggio”, è già uno dei momenti più intensi dell’intera serie. Al centro di tutto c’è Jade, interpretato da David Alpay, finalmente pronto a ingerire quei funghi allucinogeni di cui si parlava da settimane, con Boyd (Harold Perrineau) a fargli da guardia del corpo.

Prima di immergersi nel viaggio, Jade e Boyd stabiliscono una parola d’ordine “Capricorno” nel caso in cui le cose vadano fuori controllo. Ed effettivamente vanno fuori controllo, ma in un modo molto più significativo del previsto. I funghi non si limitano a scatenare visioni caotiche: portano Jade a faccia a faccia con una versione dodicenne di se stesso che suona il violino nel bosco, in quello che lui riconosce come il giorno della morte di sua nonna. Era più facile continuare a suonare che fermarsi e accettare la perdita.

Alpay, intervistato da Collider prima della messa in onda dell’episodio, ha raccontato di aver accolto questo arco narrativo con entusiasmo ma anche con una certa apprensione:

«Ero eccitato, ma nervoso, per essere onesto. Volevo che funzionasse, e volevo che il pubblico seguisse Jade in quel viaggio senza avere la sensazione di assistere a una scena collaterale grottesca. Volevo che tutto fosse molto concreto, molto reale, anche se la logica era un po’ sfumata.»

Per raggiungere quell’effetto di realtà distorta, la produzione ha scelto deliberatamente di evitare il CGI dove possibile, optando per soluzioni artigianali sorprendentemente efficaci. Grandi lastre di plexiglass venivano scaldate con torce e poi fatte scorrere davanti all’obiettivo, creando quelle immagini shimmer e rifrazione che si vedono nel punto di vista di Jade nella foresta. Trucchi di scena teatrali, riprese invertite, e Harold Perrineau che si spostava di pochi passi per trasformarsi improvvisamente in una figura con un chiodo nell’occhio: tutto rigorosamente in camera, senza post-produzione.

«È stato come fare teatro, quei due o tre giorni di riprese. Mi ha ricordato perché sono diventato attore.»

A Colony House, Jade incontra cinque fantasmi che suonano il violino le sue incarnazioni passate. La rivelazione è devastante: Jade è stato nella città almeno quattro volte prima, e ogni volta è stato ucciso dagli stessi esseri umani quando scoprivano che i bambini lo stavano chiamando. Lo stesso destino toccava a Tabitha. Quando chiede chi possa averli massacrati, la versione bambina di sé risponde con una frase che rimane impressa: “Minnows in a shark’s net”, pesciolini nella rete di uno squalo. Amici, vicini, la stessa comunità che avrebbe dovuto proteggerli.

Questo si intreccia con quanto già rivelato alla fine della Stagione 3: Jade e Tabitha sono le reincarnazioni di due abitanti originali della città Christopher e Miranda che non riuscirono a fermare il sacrificio rituale dei bambini all’origine della maledizione. Il loro legame attraversa le vite e le epoche, e la Stagione 4 lo rende ancora più esplicito, soprattutto nel contesto del dolore di Tabitha per la perdita del marito Jim.

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Il monologo del violino e la maschera che cade

Il momento più toccante dell’episodio è però il monologo sul violino e la nonna, che Alpay descrive come qualcosa di immediatamente riconoscibile nella sua verità emotiva. Paragonandolo alla discussione su Schrödinger’s cat che Jade aveva avuto con Tom al bar, l’attore ha sottolineato come quella scena non sia semplicemente scrittura abile, ma qualcosa di personale che emerge dalla penna degli showrunner John Griffin e Jeff Pinkner.

«Ho i miei copioni appesi al muro, a Halifax, dove alloggio durante le riprese. Li guardo ogni giorno, finché non entrano dentro di me e non sono più solo parole. Quella scena è arrivata in modo naturale, perché sembrava vera. Sembrava che chi l’aveva scritta l’avesse vissuta davvero.»

Per Alpay, questo episodio segna un punto di non ritorno per il personaggio: la maschera di Jade è ormai completamente caduta. Il Jade che è entrato in città nelle stagioni precedenti saccente, cinico, scettico non esiste più. Ciò che resta è una persona a nervi vivi, reattiva, pronta a lasciarsi travolgere da memorie che aveva scelto deliberatamente di non affrontare. Dredgare quel ricordo della nonna fa male, ma Jade è finalmente pronto a sopportarlo.

Il climax dell’episodio arriva quando Boyd e Jade scopiono una porta che conduce a un lungo tunnel e poi alle caverne dove i bambini venivano sacrificati. Le creature circondano Jade e lo seppelliscono vivo insieme a uno dei bambini, prima che Boyd lo riporti bruscamente alla realtà spiegandogli che non hanno mai lasciato la stazione di polizia. Il viaggio era interamente nella mente di Jade, eppure le informazioni che ne ha ricavato sembrano assolutamente reali: quando si calma, afferma di sapere come salvare i bambini.

Per girare la sequenza della tomba, la produzione ha elevato il pavimento del set, costruendo una fossa apposita sopra il robusto pavimento in cemento dello studio, con le telecamere posizionate al di sotto per le riprese dal basso. Alpay ha ammesso di non soffrire affatto di claustrofobia anzi, il contrario e che la sfida maggiore è stata quella mentale: girare la scena alla stazione immediatamente prima e subito dopo il viaggio psichedelico, dovendo immaginare, nel lasso di pochi minuti tra un ciak e l’altro, ore di esperienza vissuta internamente dal personaggio. Alcune sequenze girate in quel contesto non sono poi finite nel montaggio finale, e l’attore ha detto di essere curioso di scoprire le motivazioni di quella scelta.

Quanto ai misteri della città e alle teorie su come tutto possa risolversi, Alpay è stato diretto: i gli sceneggiatori non gli rivelano nulla. Ogni volta che pensa di aver capito qualcosa, tre episodi dopo la teoria si sgretola. Ha quindi smesso di fare ipotesi, preferendo vivere la storia episodio per episodio, esattamente come fa il suo personaggio. Una coincidenza narrativa e umana che, a quanto pare, lo aiuta a interpretare Jade in modo ancora più autentico.