Alberto Ravagnani, ex sacerdote e concorrente di Ballando con le stelle, non ha gradito la domanda che Barbara d’Urso gli ha rivolto nella seconda puntata. L’ha raccontato lui stesso, tornando sull’episodio a Ballando Segreto, definendo quella domanda pretestuosa.

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La domanda su cui è nato lo scontro

Carmelita ha esordito spiegando al neo ballerino che la giuria si occupa anche del suo passato da sacerdote perché è la ragione per cui Milly Carlucci l’ha voluto nel programma.

Tu sei andato da Alberto Matano, hai rilasciato interviste e sei qui anche per questo tuo percorso. Perché altrimenti di cosa dobbiamo parlare?

La giurata è poi passata al punto che ha fatto scattare la reazione del trentatreenne. Partendo da alcune sue dichiarazioni contenute in una clip, gli ha chiesto perché avesse parlato di sé come di una persona ipocrita quando portava ancora l’abito talare, e che cosa intendesse dire raccontando di essersi sentito libero dopo aver lasciato il sacerdozio.

Ravagnani ha replicato di aver trovato quella domanda viziata fin dall’inizio, perché chi gliel’ha rivolta dava l’impressione di conoscere già la risposta.

La domanda che mi ha fatto Barbara mi è sembrata viziata in partenza. Lei aveva la presunzione di sapere già la risposta nel chiedermi, ‘quindi tu sei stato ipocrita da prete?’. Non era una domanda per farmi raccontare, ma per mettermi in difficoltà e quindi io ho detto che effettivamente sono stato ipocrita e che per questo ho fatto questa scelta.

Alla giurata ha spiegato di aver ricoperto in passato un ruolo istituzionale, con tutto ciò che comportava in termini di aspettative altrui, e di aver poi scelto di vivere la propria autenticità. Nella sua lettura, il punto da mettere in luce non è l’ipocrisia in sé, ma il coraggio di cambiare una volta preso atto di quella ipocrisia, invece di restare nella situazione facendo finta che andasse tutto bene.

Una giuria che gioca di squadra

Secondo il racconto dell’ex don, i giurati si sono mossi in modo compatto nel tentativo di metterlo in difficoltà, provando a fargli dire chi è, che cosa vuole e quale sia oggi il suo posto nel mondo. Lui però sostiene di non avere ancora le idee chiare e di non voler annunciare agli altri qualcosa che non ha chiaro nemmeno lui.

Mi hanno infastidito alcune cose. Hanno giocato un gioco di squadra, Francesca ha alzato la palla, se la sono passata e Barbara ha schiacciato, con Matano. C’è stata una certa complicità per dirmi alcune cose. Mi sono sentito un po’ in dovere di dover giustificare quello che sto facendo, come se dovessi dire a tutti chi sono, chi voglio essere, come se avessi già chiarito qual è il mio percorso. Invece io sono in cammino e sono qui proprio per capire chi sono e dove voglio andare.

La pressione che lo spinge a fare di più

Giudizi, domande e osservazioni che non condivide non lo lasciano indifferente: nelle sue parole, però, finiranno per dargli una spinta. Ravagnani si è descritto come una molla, che più viene tenuta premuta più al momento del rilascio salta in alto; quelle pressioni, dice, lo porteranno a un certo punto a tirare fuori qualcosa in più.

Con Milly Carlucci ha ribadito di non sentirsi arrivato, ma ancora in cammino, ed è per questo che rifugge le etichette e non ha risposte nette da offrire a chi gli chiede di definirsi. Considera però un privilegio essersi rimesso in gioco dopo i trent’anni, dopo aver già raggiunto una stabilità di vita.

Molta gente alla mia età ha già capito qual è la sua meta e si sta stabilizzando. Io avevo già raggiunto una stabilità di vita e ho raggiunto il privilegio, che mi è costato tanto, di rimettermi in discussione e di ripartire. Questo mi sta ringiovanendo, mi fa recuperare cose che altrimenti non avrei più recuperato e mi sta facendo vivere una nuova vita, mi sento rinato.

L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI