Il karaoke torna in prima serata su Canale 5 con un volto d’eccezione: Michelle Hunziker condurrà “Super Karaoke”, due serate in onda lunedì 8 e mercoledì 10 giugno, registrate a Ferrara nella suggestiva Piazza Trento e Trieste. Un format storico che si reinventa, portando sul palco non solo il pubblico ma anche grandi nomi della musica italiana.
Le puntate erano state registrate già il 26 e 27 marzo 2026, ma la messa in onda ha subito uno slittamento: Mediaset aveva preferito dare spazio alla fiction Un nuovo inizio con Megan Montaner protagonista, anche per evitare uno scontro diretto con le agguerritissime repliche de Il Commissario Montalbano su Rai 1. Ora lo show è pronto a debuttare, anche se la concorrenza non manca: lunedì 8 giugno Hunziker troverà sulla sua strada il film Tutti tranne te in prima TV, mentre mercoledì 10 giugno il documentario dedicato a Dino Zoff.
La differenza principale rispetto al karaoke che tutti ricordiamo? Sul palco, accanto ai concorrenti scelti tra il pubblico in piazza, ci sono anche ospiti d’eccezione come Sal Da Vinci, Serena Brancale, Raf, Noemi, Francesco Renga, Anna Tatangelo, Ivana Spagna e Al Bano. A decretare il vincitore sarà il pubblico presente in piazza, in pieno spirito da serata tra amici. E la conduttrice non nasconde l’entusiasmo:
«Per me è una grande emozione condurre questo programma. Ai concerti canti con l’artista, ma devi sapere le parole. Col karaoke invece il testo scorre e può cantare chiunque, anche le persone da casa che magari in quel momento stanno cucinando… È impossibile resistere!»
Michelle ha anche ricevuto la “benedizione” di Fiorello per raccogliere questo testimone, un gesto che la dice lunga su quanto il format originale sia ancora sentito come qualcosa di prezioso da chi lo ha vissuto in prima persona.
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Dalle piazze italiane alle piazze di tutto il mondo: storia di un fenomeno
Il termine “karaoke” nasce dalla fusione di due parole giapponesi: kara, vuota, e okesutora, orchestra, cioè letteralmente “orchestra vuota”. L’idea originale si deve al musicista giapponese Daisuke Inoue, che nei primi anni ’70 suonava in locali frequentati da uomini d’affari desiderosi di esibirsi con un accompagnamento musicale dal vivo. Impossibilitato a presenziare a un evento, Inoue incise i brani su una traccia registrata su cui gli avventori potessero cantare: un’intuizione geniale, ma che non brevettò mai. Il merito di depositare il brevetto per una vera macchina karaoke andò invece al filippino Roberto del Rosario, nel 1975.
In Italia il fenomeno esplose il 28 settembre 1992, quando Fiorello condusse la prima puntata da Alba, in provincia di Cuneo. Le origini del format erano in realtà olandesi, adattate al contesto italiano dall’autrice Fatma Ruffini, che ebbe l’idea di spostare le esibizioni dalle registrazioni in studio alle piazze del Paese, valorizzando così anche le bellezze del territorio. I primi passi furono tutt’altro che trionfali: Fiorello stesso ha raccontato che all’inizio il pubblico era composto da una ventina di persone al massimo. Fu proprio Ruffini a battersi per dare alla sua “creatura” un’altra chance, trovando l’appoggio di Silvio Berlusconi. Poi, quasi all’improvviso, arrivò la cosiddetta “Karaoke-mania”: piazze stracolme, file interminabili di aspiranti cantanti e un entusiasmo collettivo che ha segnato un’intera generazione.
Tra i concorrenti di quelle serate ci sono stati volti che oggi riconosciamo benissimo. Elisa salì sul palco a Gorizia nel ’92 cantando Questione di feeling, non ancora quindicenne, e lo fece quasi per caso: a esibirsi avrebbe dovuto essere una cliente del salone in cui lavorava come parrucchiera, fermata dalla febbre. Ma non è sola: anche Silvia Salemi, poi nota con A casa di Luca, passò da quel palco, così come Laura Chiatti, allora ragazzina delle medie, che si presentò con un basco rosso e una gonnellina scozzese per cantare Sognare sognare di Gerardina Trovato. Beppe Fiorello, vedendola, le disse scherzosamente: “Sembri Candy Candy”. Poi c’è Tiziano Ferro, che approfittò del karaoke quando la trasmissione sbarcò nella sua Latina per farsi notare, e persino Camila Raznovich, che da quella esperienza trasse uno slancio verso il mondo dello spettacolo, diventando poi uno dei volti simbolo di MTV Italia.
Oggi il mercato mondiale del karaoke muove miliardi di dollari e in Asia è una vera istituzione: solo in Giappone esistono oltre 100.000 karaoke rooms, frequentate da circa 50 milioni di persone ogni anno. Lo si pratica perfino nello spazio: l’astronauta Christina Koch, impegnata nell’Operazione Artemis attorno alla Luna, ha raccontato che lei e i colleghi organizzavano sessioni karaoke sulla stazione spaziale, con Wind of change degli Scorpions in cima alle preferenze.
Curiosità, record e benefici insospettabili
Cantare fa bene, e non è solo una sensazione: il karaoke libera endorfine, riduce i livelli di cortisolo abbassando lo stress e, grazie al coinvolgimento del diaframma, allena la capacità polmonare e tonifica gli addominali. Ci sono persino macchine karaoke giapponesi in grado di registrare quante calorie vengono bruciate durante una performance. Esibirsi in pubblico, poi, contribuisce a rafforzare la fiducia in sé stessi, anche quando il pubblico è solo quello del salotto di casa.
Non tutte le canzoni, però, portano fortuna: My way di Frank Sinatra è tristemente famosa nelle Filippine come la canzone più pericolosa del repertorio karaoke, avendo scatenato diversi episodi di violenza nei bar a causa di esibizioni ritenute deludenti.
Il record mondiale per la sessione individuale più lunga è invece tutto italiano. Leonardo Polverelli, cantautore e polistrumentista riminese, il 19 settembre 2011 afferrò il microfono all’Astra Caffè di Pesaro intonando Ce la posso fare di Alex Baroni e non lo mollò per oltre quattro giorni, chiudendo il 23 settembre con la canzone numero 1.295, Tequila sunrise degli Eagles. La maratona durò 101 ore, 59 minuti e 15 secondi, con sole pause da cinque minuti ogni ora, e fu anche un’occasione di raccolta fondi per il Telethon. Polverelli avrebbe voluto spingersi fino alle 104 ore, ma alla fine crollò letteralmente sul mixer, tanto da rendere necessario l’intervento del 118 e un trasferimento al pronto soccorso. Aveva avuto allucinazioni già nelle ore precedenti, ma non si era fermato.
Il grande schermo ha fatto il resto per celebrare il karaoke nella cultura pop: dalla scena indimenticabile di Lost in Translation di Sofia Coppola, in cui Scarlett Johansson e Bill Murray cantano in un locale di Tokyo rispettivamente Brass in pocket dei Pretenders e More than this dei Roxy Music, fino al più recente Project Hail Mary, dove il personaggio interpretato da Sandra Hüller intona Sign of the times di Harry Styles.

