Da più di un secolo, Sherlock Holmes viene reinterpretato, riadattato e reinventato in ogni forma narrativa possibile: dal prestige drama della BBC ai blockbuster di Guy Ritchie, passando per versioni ambientate nel futuro o in contesti culturali lontanissimi dall’originale. Eppure, nonostante oltre 75 attori abbiano indossato il cappello da detective e autori di ogni generazione abbiano messo mano ai personaggi di Arthur Conan Doyle, esiste un vuoto narrativo che nessuno ha mai davvero esplorato fino in fondo: i tre anni in cui Holmes era, agli occhi del mondo, morto.
È esattamente lì che si inserisce The Death of Sherlock Holmes, la nuova serie Sky con Rafe Spall nel ruolo del detective e Deleila Piasko in quello di Alma, la donna che lo ritrova nelle Alpi svizzere. La serie è attesa per il 2027 su Sky e sul servizio streaming NOW nel Regno Unito e in Irlanda, con distribuzione anche in Svizzera e Germania tramite SRF e ARD Degeto.
Il punto di partenza è il momento in cui Holmes precipita alle cascate di Reichenbach nel 1891 durante lo scontro con il professor Moriarty. Nel canone originale, Doyle aveva semplicemente spiegato che Holmes era sopravvissuto e aveva trascorso quegli anni a smantellare la rete criminale di Moriarty in Europa, prima di tornare in scena ne The Adventure of the Empty House. Una soluzione narrativa funzionale, ma emotivamente quasi assente. La serie di Sky prende quella lacuna e ci costruisce intorno un’intera storia.
La premessa è tanto semplice quanto efficace: un inglese ferito e senza memoria viene recuperato dalle acque gelide di un torrente alpino da una donna di nome Alma e da suo figlio Franz. Non sa chi è, non ricorda nulla del suo passato, e si trova immerso in un villaggio svizzero del tutto estraneo a tutto ciò che lo ha reso Holmes. Quando il medico del villaggio viene trovato assassinato e i compaesani incolpano il bambino, lo straniero amnesico diventa la sua unica speranza, spinto da lampi di deduzione acuta che tradiscono un passato che ancora non riesce a ricostruire. Quello che sembra un mistero alpino isolato si apre gradualmente in una cospirazione ben più ampia, che riporta l’uomo verso la verità della propria identità.

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Un Holmes che non si conosce: la svolta psicologica che mancava
Quello che distingue The Death of Sherlock Holmes da qualsiasi altra reinterpretazione non è tanto il contesto geografico o il periodo storico, ma il ribaltamento della dinamica fondamentale del personaggio. Holmes è sempre stato il più intelligente nella stanza, quello che vede tutto prima degli altri, che controlla la situazione e risolve il problema mentre gli altri ancora si chiedono cosa stia succedendo. Qui quella certezza viene completamente tolta. Il detective non sa chi è, non riconosce le proprie capacità, e deve affrontare una realtà in cui è solo una persona parzialmente distrutta che cerca di rimettersi insieme.
Questo ribaltamento trasforma Holmes da soggetto narrante a mistero da risolvere, il che è, in fondo, una delle idee più originali che si potessero applicare al personaggio. L’amnesia, che in altri contesti rischierebbe di sembrare un espediente facile, funziona qui perché si aggancia a una lacuna reale del canone originale, non viene inventata dall’esterno ma si innesta su qualcosa che Doyle aveva lasciato volutamente in sospeso.
La scelta di Rafe Spall per il ruolo appare particolarmente azzeccata in questa chiave. L’attore, noto al grande pubblico per Shaun of the Dead, Jurassic World: Fallen Kingdom, Black Mirror e la serie Apple TV Trying, ha sempre dimostrato una capacità peculiare di incarnare uomini intelligenti che portano addosso il peso della propria mente. È un registro che si adatta perfettamente a un Holmes al minimo della propria potenza, piuttosto che a quello inaccessibile e trionfante delle versioni più tradizionali.
Al suo fianco, Deleila Piasko, già vista in Transatlantic e The Exposure, interpreta Alma con un ruolo centrale nell’economia della storia. Il cast è completato da Dominic Geissbühler, Rick Okon, Marie Leuenberger, Mike Müller, Marcus Signer, Susanne Kunz, Dimitri Stapfer e Michael Neuenschwander, con Geissbühler al suo primo ruolo cinematografico.

Dietro la macchina da presa, la serie è una co-produzione svizzero-tedesco-belga creata da Claudia Bluemhuber, André Küttel e Pierre Monnard, scritta da Küttel insieme a Simone Schmid. Le riprese sono attualmente in corso in Vallese e si sposteranno successivamente in Alto Adige e in Baviera. La società produttrice Silver Reel aveva vinto un International Emmy nel 2025 per il suo drama YA Fallen.
Il paesaggio alpino innevato, così distante dalla Londra nebbiosa e vittoriana che normalmente fa da sfondo alle avventure di Holmes, contribuisce a costruire un tono più cupo e psicologico, più vicino al mystery nordeuropeo che al classico racconto deduttivo. È una scelta estetica che rispecchia il percorso interiore del personaggio: un territorio sconosciuto, algido, in cui le regole del gioco sono completamente diverse.

