Da oggi, 20 maggio, è disponibile su Sky Documentaries alle 21.15 e in streaming su NOW il documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, la prima ricostruzione cinematografica della verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del giovane ricercatore italiano rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio dello stesso anno, nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani.

Non perdere questo documentario che ha già vinto il Nastro d’Argento della Legalità 2026: guardalo subito su Sky Documentaries oppure in streaming su NOW, perché alcune storie non si possono ignorare.

Diretto da Simone Manetti e scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, il documentario è prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango ed è già vincitore del Nastro d’Argento della Legalità 2026. Il titolo stesso porta con sé un peso enorme: l’espressione “tutto il male del mondo” è quella pronunciata dalla madre Paola Deffendi dopo il ritrovamento del corpo del figlio, di fronte ai segni inequivocabili di torture brutali, ed è diventata il simbolo di un’atrocità che ha segnato profondamente il Paese intero.

Giulio Regeni aveva solo ventisette anni quando sparì. Cresciuto a Fiumicello Villa Vicentina, aveva costruito un percorso accademico internazionale di alto livello, tra il Collegio del Mondo Unito negli Stati Uniti, l’Università di Leeds e Cambridge, prima di trasferirsi al Cairo nel 2015 per un dottorato sui sindacati egiziani. Una ricerca che, in un Paese governato dal regime militare di al-Sisi, si sarebbe rivelata fatale.

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Le voci di chi ha vissuto questa storia sulla propria pelle

Ciò che rende questo documentario unico è la scelta narrativa del regista: non un’inchiesta giornalistica, non un true crime, ma un racconto profondamente umano. Come spiega Manetti stesso,

«Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano.»

Per la prima volta davanti alla telecamera parlano i genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, che negli ultimi dieci anni non hanno mai smesso di battersi contro il muro di omertà e depistaggi costruito dal regime egiziano. Al loro fianco, l’avvocata Alessandra Ballerini, che ha guidato la famiglia attraverso una battaglia legale estenuante e ancora aperta.

Proprio grazie a quell’impegno tenace, nel 2023 è stato possibile aprire un processo contro quattro agenti della National Security egiziana, procedimento avviato nella primavera del 2024 e atteso a sentenza entro la fine del 2026. Una giustizia lenta, ostacolata, conquistata centimetro per centimetro, che il documentario racconta senza mai tradire la dimensione più personale e dolorosa di questa vicenda.