Sabato 11 aprile 2026, davanti all’Art Hotel Museo di Prato, si è consumata una scena destinata a fare discutere: Mario Adinolfi, candidato sindaco per il Popolo della Famiglia alle prossime amministrative, ha afferrato per i capelli Filippo Roma, inviato de Le Iene, trattenendolo per oltre un minuto sotto gli occhi delle telecamere. Nonostante i tentativi di alcune persone presenti di farlo desistere, la presa non si è allentata. Domani sera, il programma risponderà alle accuse di Adinolfi con documenti e testimonianze nel servizio intitolato “L’Adinolfi furioso”.
Doveva essere una normale conferenza stampa elettorale. Invece è finita con un candidato sindaco che trattiene per i capelli un giornalista televisivo. Filippo Roma era a Prato per realizzare un nuovo servizio sull’uomo politico e giornalista, nel contesto di un’inchiesta ormai avviata da tempo sulla cosiddetta Scommessa Collettiva. Durante l’aggressione, Adinolfi chiedeva conto di alcuni servizi televisivi già andati in onda, ripetendo: «Era una figurante o no? Dov’è quella signora, la fai rivedere adesso o no?» La sua versione dei fatti, affidata ai social, capovolge però completamente la lettura dell’accaduto: si è definito lui stesso “l’aggredito”, non l’aggressore, spiegando di aver reagito di fronte alla «violenta insistenza» di Roma, che per la quinta volta avrebbe «disturbato un suo evento pubblico con l’ossessività di uno stalker».
La scommessa collettiva e le accuse di truffa
Per capire cosa ci facesse Filippo Roma a Prato, bisogna tornare indietro di qualche anno. Le prime indagini giornalistiche sulla Scommessa Collettiva risalgono al 2023, quando il Cerbero Podcast, con la collaborazione del giornalista Germano Milite, aveva pubblicato un’inchiesta sul meccanismo ideato da Adinolfi. Il tema era poi riemerso con forza dopo la sua partecipazione all’Isola dei Famosi, attirando l’attenzione de Le Iene.
Il funzionamento della Scommessa Collettiva, così come ricostruito nei servizi televisivi, era presentato come quasi infallibile: un sistema di scommesse sportive in cui la probabilità di vincita sarebbe stata altissima e, in caso di perdita, il capitale investito sarebbe comunque stato rimborsato. «Chi si associa alla Scommessa Collettiva non può perdere e se succede paghiamo noi», recitava la promessa. Peccato che i rimborsi non siano mai arrivati, rinviati di volta in volta con scuse sempre diverse: dopo Natale, dopo il 25 aprile, dopo l’Isola dei Famosi.
Tra le storie raccolte da Filippo Roma c’è quella della signora Angela, anziana e disabile, che ha versato sul conto di Adinolfi 82.000 euro, i risparmi di una vita intera, convinta di riaverli indietro con gli interessi. E non è un caso isolato: tra i presunti truffati figurerebbe anche una donna residente proprio a Prato, che dichiara di vantare un credito di 80.000 euro. Roma ha spiegato chiaramente la ragione della sua presenza in città: capire «come sia possibile che possa ambire ad amministrare una città quando decine e decine di persone aspettano la restituzione di migliaia di euro che gli avrebbero bonificato».
Sul piano legale, Adinolfi ha dichiarato di essere stato prosciolto da qualsiasi accusa davanti all’Ordine dei Giornalisti il 5 febbraio 2026, ma Le Iene smentisce che nessuno lo abbia mai denunciato: sarebbero invece in corso sia cause civili che penali. Nel frattempo, l’inchiesta non si è fermata: a quattro mesi dall’ultimo confronto televisivo, Adinolfi avrebbe fondato una nuova associazione, mentre continuano ad arrivare segnalazioni di “scommettitori” che attendono ancora i rimborsi promessi.
Adinolfi denuncia Le Iene e Mediaset
Dopo l’episodio dell’11 aprile, Mario Adinolfi ha annunciato all’Adnkronos di aver «denunciato e querelato» la trasmissione televisiva Le Iene per «i loro servizi contro di me attivati ossessivamente dal 2016 per dieci anni consecutivi». Secondo quanto riportato, l’alterco con Filippo Roma sarebbe degenerato quando Adinolfi avrebbe afferrato l’inviato per i capelli chiedendogli ripetutamente: «Era una figurante o no?» «Mi sono recato in commissariato a sporgere denuncia contro Pier Silvio Berlusconi, Davide Parenti, Filippo Roma, Alfredo Liuzzi, Cristina Zaccanti, Carlo Bravi, Rti e Mediaset», ha raccontato Adinolfi. Il leader del Popolo della Famiglia ha spiegato di aver sempre ritenuto prioritario tutelare la libertà di critica, ma che «la serialità delle diffamazioni attuate sistematicamente dal 2016, guardacaso sempre a ridosso di momenti elettorali, con agguati ad personam sotto la mia abitazione di residenza ed in innumerevoli eventi pubblici», avrebbe avuto ricadute che hanno leso gravemente anche sua moglie e le sue figlie, rendendo necessario un atto che avrebbe «volentieri evitato».

