Sette anni dopo il suo debutto su Prime Video, The Boys ha calato il sipario con una quinta stagione che non ha tradito né l’anima satirica della serie né la sua carica emotiva. Lo showrunner Eric Kripke ha condiviso in un’intervista con Collider le sue riflessioni sul finale, spiegando le scelte narrative che hanno portato a una conclusione insieme amara e speranzosa.

L’ultimo episodio, intitolato “Blood and Bone” e diretto da Phil Sgriccia su sceneggiatura di Judalina Neira e David Reed, porta a compimento il lungo viaggio iniziato con quella primissima inquadratura su Hughie. Il cerchio si chiude esattamente dove era cominciato: sul volto di Jack Quaid.

Nello Studio Ovale, Billy Butcher (Karl Urban) affronta finalmente Homelander (Antony Starr) dopo che Kimiko utilizza il blast di Soldier Boy per privarlo dei suoi poteri. Homelander supplica pietà e proprio in questo momento Kripke cristallizza uno dei messaggi centrali dell’intera serie: togliere il potere a certi uomini rivela soltanto la loro vera natura. “A-Train gli dice: ‘Senza quei poteri non sei niente'”, ricorda Kripke. “È un codardo con un mento di vetro, e volevamo dimostrarlo. D’altronde, non è il primo uomo forte che, una volta privato del potere, diventa immediatamente un codardo piagnucolante, perché la maggior parte di loro lo è.” Butcher risponde alla supplica con “No, you ain’t nothing, and this is for my Becca”, lo impala con il piede di porco e la sua umiliazione viene trasmessa in mondovisione.

Ma uccidere Homelander non basta a Butcher. Rifiutato da Ryan, decide di abbracciare la propria natura più oscura e rilasciare il virus anti-Supe. Kripke chiarisce perché i writer non hanno mai considerato di farlo “vincere” davvero: “Sta parlando di assassinare migliaia di persone innocenti per raggiungere il suo scopo, e Sage ha ragione quando dice che i supereroi non se ne starebbero con le mani in mano.” All’ultimo istante, una visione di suo fratello Lenny che si sovrappone al volto di Hughie lo fa esitare ma è già troppo tardi. Hughie, senza rendersene conto, spara a Butcher, che muore tenendogli la mano. “Non credo ci fosse mai un lieto fine in serbo per Butcher”, ha dichiarato Kripke a TheWrap. “Si era trasformato così tanto in un mostro che, anche avendo raggiunto il suo obiettivo finale, non poteva semplicemente schioccare le dita ed essere improvvisamente felice.”

Il finale non è particolarmente generoso con le morti: oltre a Butcher e Homelander, perdono la vita solo The Deep e Oh Father. Il primo viene scaraventato in mare da Starlight e divorato da un gigantesco calamaro una fine coerente con la sua totale assenza di redenzione, come ha confermato Kripke: il suo comportamento fin dal pilot era semplicemente imperdonabile. Oh Father invece perisce per mano di Mother’s Milk, che usa un ball gag di titanio abbastanza resistente da contenere il suo urlo sonico, facendo rimbalzare il grido che causa l’esplosione della sua testa.

I sopravvissuti si congedano in modo toccante: i Boys seppelliscono Butcher accanto alla moglie Becca, Mother’s Milk si riunisce alla sua famiglia, Kimiko parte per Marsiglia e prende un cane. Hughie, invece, evita un posto al Bureau of Supe Affairs per gestire il negozio audiovisivo insieme a una Annie January incinta. La coppia chiamerà il bebè Robin un rimando delicato all’inizio di tutto.

Quanto all’adattamento del fumetto originale, Kripke spiega di non aver mai preso in considerazione il colpo di scena del comic, in cui si scopre che Homelander non era il vero villain e che dietro tutto c’era Black Noir, suo clone. “Ho seguito Antony Starr per tutte queste stagioni sarebbe stato insoddisfacente scoprire che in realtà non aveva fatto nulla di quello che pensava di aver fatto. Quella versione non l’ho mai voluta.”

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L’universo dopo Homelander: il “Wild West” dei superpoteri

L’ultima inquadratura della serie è un sorriso: quello di Hughie. Una scelta precisa, tutt’altro che casuale. “Se tornate al pilot, la prima vera inquadratura della storia è Hughie, e l’ultima è ancora lui”, spiega Kripke. “La speranza non è perfetta e non è facile, richiede quantità enormi di fallimento e sacrificio, ma è possibile. Annie sta vomitando, litiga con sua madre, ci sono Supe in giro per il mondo il mondo non è perfetto e non lo sarà mai, ma attraverso tutta la lotta e il dolore, lui ha tenuto duro e ha guadagnato una famiglia amorevole.”

Sul futuro di Hughie e Starlight, Kripke è diretto: “È l’ultima volta che li vediamo in questa storia. La loro storia è stata raccontata.” Non esclude un cameo futuro, ma non ha piani concreti. Quanto all’universo in generale, invece, il discorso è molto più aperto.

Vought Rising che esplora il passato di Soldier Boy è già stato girato, e in parallelo sono in fase embrionale alcune idee provenienti da writer senior di The Boys e della stessa Vought Rising. “Abbiamo chiesto alle persone: se avete un’idea a cui tenete davvero, riuscite a ambientarla in questo mondo? Se sì, pitchatecela”, racconta Kripke. “Abbiamo ricevuto alcune proposte piuttosto interessanti, niente da annunciare ancora, non ho nemmeno fatto il pitch ad Amazon, ma ci sono cose entusiasmanti.”

Ciò che affascina di più Kripke è proprio il mondo post-Homelander: senza una compagnia a proteggerli, coprire i loro errori o pagare le assicurazioni, i supereroi sono ora “proiettili liberi” sparsi nel mondo. “Alcuni probabilmente cercheranno di fare gli eroi con un budget ridottissimo, altri diranno ‘vaffanculo’ e diventeranno superviccolain è un mondo caotico e affascinante da esplorare, una sorta di Wild West.” In questo scenario, Kripke tiene a cuore anche i personaggi di Gen V, la serie spin-off cancellata da Prime Video: “I loro archi narrativi non si chiudono in The Boys è stato intenzionale. Spero che non sia l’ultima volta che li vedete.”

Sul formato delle eventuali nuove produzioni, nessuna porta è chiusa: “Alcune idee vogliono più stagioni per lasciarti marinate nei personaggi. Altre funzionano meglio come stagione unica, se sono più guidate dal concept. Non ci stiamo ponendo limiti tutto è possibile.”