Dopo due anni d’assenza per la pandemia, a San Giovanni il primo maggio è tornato il “Concertone”. Durante la diretta Ambra Angiolini ha spiegato lo slogan utilizzato nella manifestazione e ha citato anche Manuel Bortuzzo.

Ambra Angiolini contro ogni forma di violenza

In occasione del concerto del primo maggio trasmesso anche su Rai3, Ambra Angiolini ha commentato lo slogan utilizzato per la manifestazione. Sul palco è apparsa la scritta “Al lavoro per la pace”.

La conduttrice nel monologo ha citato alcuni episodi di cronaca nazionale e ha citato anche Manuel Bortuzzo, Marco Vannini:

“Un revolver calibro 9 in mano a Lorenzo e Daniel che viaggiano su uno scooter, sparano 3 colpi alla cieca contro Manuel Bortuzzo mentre compra le sigarette in una normale serata”.

Successivamente Angiolini ha citato i nomi di alcune donne vittime di violenza. La diretta interessata si è domandata perché chi dice di amare poi fregia, accoltella o prende a pugni la propria compagna.

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Nel proseguo del discorso Ambra Angiolini ha menzionato la storia di Marco Vannini, il giovane di Cerveteri ucciso da un colpo d’arma da fuoco nella casa della sua fidanzata:

“A ferirlo quasi a morte è stato un colpo sferrato da una beretta calibro 9, ad ucciderlo la crudeltà di quattro persone che hanno anteposto la loro salvezza alla sua vita”. 

Infine, la presentatrice romana ha chiuso il monologo invitando tutti a mettersi a lavoro per la pace, poiché di questa guerra tutti sono responsabili.

Al Concerto del primo maggio menzionata anche l’aggressione omofoba a Simone Baroni

All’interno del monologo contro la violenza, Ambra Angiolini ha parlato anche dell’aggressione omofoba della quale è stato vittima Simone Baroni: il coreografo è stato picchiato lo scorso gennaio nel quartiere romano di San Giovanni solo ed esclusivamente perché omosessuale.

La presentatrice della manifestazione organizzata da tutte le sigle sindacali ha affermato:

“Lo slogan ‘Al lavoro per la pace’ è preciso, puntuale, inconfutabile. Siamo tutti d’accordo. La verità, però, è che questi slogan rischiano un po’ di farci sentire a posto con la coscienza, e diciamo a noi stessi: ‘l’abbiamo urlato insieme e quindi basta”.

Secondo Ambra non basta un pensiero superficiale per fermare la violenza, ma bisogna deporre le armi anche nella vita di tutti i giorni: nelle proprie case, sul lavoro, in strada, con gli altri e con sé stessi.