Chi l’ha visto? dedica la nuova puntata a tre storie che restano senza risposta: le aggressioni della banda delle minicar a Roma, il duplice avvelenamento con la ricina a Pietracatella e la scomparsa di Barbara Corvi. Durante la serata trovano spazio anche gli appelli, le richieste di aiuto e le segnalazioni dei telespettatori che seguono persone in difficoltà.

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La banda delle minicar a Roma

Le vittime di quello che gli inquirenti considerano un gioco pericoloso e insensato sono sei. Cinque hanno riportato ferite lievi, mentre l’attore Davide Iacopini resta ricoverato in terapia intensiva. Le aggressioni si sono concentrate tra il 4 e il 5 ottobre nei quartieri Monteverde e Testaccio e nelle zone vicine della Capitale, dove pedoni, ciclisti e persone in monopattino sono stati colpiti all’improvviso da un mezzo in movimento.

Iacopini, noto anche per i ruoli in Diaz e Maschi veri, stava rincasando in monopattino poco dopo le 22 del 5 ottobre in via Anton Giulio Barrili, quando uno dei passeggeri di una minicar elettrica nera lo ha colpito con un calcio. La caduta gli ha procurato un grave trauma cranico: ricoverato al San Camillo, è stato sottoposto a due interventi chirurgici e si trova in terapia intensiva con prognosi riservata. Per quella aggressione la Procura di Roma procede per tentato omicidio.

Il modo di agire è sempre lo stesso: i due occupanti della vettura affiancano le vittime e le colpiscono con calci o tubi di plastica. Un avvocato romano si è presentato dai Carabinieri per segnalare il furto della minicar nera in uso ai figli, sparita proprio nella zona dove si sono verificati gli attacchi. La descrizione assomiglia a quella del mezzo utilizzato, ma gli investigatori devono ancora accertare se si tratti della stessa automobile, e il proprietario non risulta indagato.

Di tutto questo si parlerà con Serena Mazzini, che da anni si occupa dei pericoli della rete, per provare a capire che cosa vogliano dimostrare questi ragazzi e se dietro le aggressioni ci sia una sfida social. Sono previste anche testimonianze inedite.

Il veleno a Pietracatella

Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, di appena 15, sono morte nel dicembre 2025 dopo essere state avvelenate con la ricina, come confermato dalle analisi tossicologiche eseguite dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia. La Procura procede contro ignoti per duplice omicidio volontario e, in parallelo, per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.

Per individuare chi ha cercato il veleno, lo ha preparato e poi somministrato, gli inquirenti hanno disposto perquisizioni informatiche sui computer di quattro scuole e di due studi. L’ipotesi dell’avvelenamento accidentale, nel frattempo, perde sempre più consistenza.

La criminologa Roberta Bruzzone ha sollevato più di una perplessità: tre persone manifestano sintomi fisici simili, ma due sono decedute proprio per la ricina, mentre la terza sembra simulare, perché non risulta avvelenata e si riprende in fretta. A nove mesi dal duplice omicidio l’inchiesta resta ancora senza iscritti nel registro degli indagati. Testimonianze e documenti inediti saranno al centro della puntata.

La scomparsa di Barbara Corvi

Barbara Corvi scomparve il 27 ottobre 2009 da Montecampano di Amelia, in provincia di Terni, quando aveva 35 anni. La sua vicenda si intreccia con quella di Angela Costantino: le due donne erano sposate con due fratelli, Roberto e Maurizio Lo Giudice. Per Angela esiste una sentenza definitiva, che ha riconosciuto un delitto d’onore; per Barbara, a distanza di 17 anni, non è ancora emersa alcuna verità.

Una risposta potrebbe arrivare il 5 novembre, quando è previsto l’incidente probatorio sulle cartoline recapitate ai figli di Barbara otto giorni dopo la scomparsa. Resta da stabilire chi le abbia scritte, anche se le perizie hanno già accertato che si tratta di falsi: non fu la donna a vergarle, e sarebbero state spedite proprio per depistare le indagini. Gli accertamenti biologici sui francobolli porteranno al raffronto tra gli elementi genetici riscontrati e i profili dei due indagati, l’ex marito Roberto Lo Giudice e il fratello Maurizio, oltre a quello di una terza persona citata dal GIP ma non sottoposta alle indagini preliminari. Grazie ai progressi nelle tecniche di analisi del DNA, la procura di Terni conta di estrarre eventuali tracce biologiche dai francobolli, dove la saliva del mittente potrebbe aver lasciato un profilo confrontabile. Roberto e Maurizio Lo Giudice sono indagati per omicidio e occultamento di cadavere.

Del caso si occupano Raffaella Griggi e l’inviata Chiara Cazzaniga, che segue la vicenda da anni.

L’immagine è realizzata con l’ausilio di strumenti AI