Questa sera, 21 maggio 2026, su Rai 1 alle 21:30, va in onda Un futuro aprile, il film tv diretto da Graziano Diana e prodotto da Rai Fiction con Elysia Productions, tratto dal libro Sola con te in un Futuro Aprile scritto da Margherita Asta. La pellicola riporta sullo schermo uno degli episodi più dolorosi della lotta alla mafia in Sicilia: la strage di Pizzolungo del 2 aprile 1985, in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi due figli gemelli di sette anni, Salvatore e Giuseppe Asta, mentre erano diretti a scuola.

L’obiettivo dell’attentato era il giudice Carlo Palermo, magistrato trasferito a Trapani solo da pochi giorni per proseguire le indagini sul traffico di droga e armi avviate dal sostituto procuratore Gian Giacomo Ciaccio Montalto, ucciso da Cosa Nostra nel 1983. Quella mattina, sulla strada statale che collega Pizzolungo a Trapani, un’autobomba azionata con un telecomando esplose nel momento in cui la Volkswagen Scirocco di Barbara Rizzo si trovava esattamente tra il dispositivo e l’auto blindata del giudice, facendogli da scudo involontario. Palermo e gli agenti della scorta rimasero feriti ma sopravvissero. La famiglia Asta no.

Margherita, che allora aveva dieci anni, si salvò per una circostanza fortuita: quella mattina i fratellini stavano litigando e lei, per non perdere la sua lezione d’arte preferita, decise di andare a scuola con la vicina di casa, raggiungendo l’istituto prima della madre. Da allora la sua vita si è intrecciata con quella del giudice Palermo e con la lunga battaglia del padre Nunzio per ottenere verità e giustizia una battaglia che Margherita ha poi portato avanti in prima persona, costituendosi parte civile all’interno di un nuovo filone processuale e impegnandosi nell’associazione Libera. Quel percorso ha portato infine alla condanna come mandanti dei boss Totò Riina e Vincenzo Virga, mentre nel 2023 la Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni per Vincenzo Galatolo.

Il film è stato girato in quattro settimane tra Trapani, Pizzolungo e Valderice, con una troupe di 60 professionisti. Il regista Diana ha lavorato a lungo alla sceneggiatura firmata insieme a Stefano Marcocci, Domenico Tomassetti e Fabrizio Coniglio con il coinvolgimento continuo di Margherita, che ha anche messo a disposizione arredi originali della sua casa. Le riprese si sono svolte persino negli interni della vera abitazione del giudice Palermo, quella da cui era partito la mattina della strage. Peppino Mazzotta, noto al grande pubblico per il ruolo di Fazio ne Il Commissario Montalbano, interpreta il padre Nunzio Asta e ha raccontato come girare in quei luoghi reali abbia reso l’esperienza particolarmente intensa: la sua guida è stata la consapevolezza che Nunzio, anche nelle interviste pubbliche, non nascondeva le lacrime, perché un dolore così grande semplicemente non si può contenere. Nel cast figura anche Bruno Di Chiara nel ruolo del personaggio antagonista Tano Di Marco, figura che incarna un male quotidiano e silenzioso, radicato nel territorio nell’ombra della complicità.

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Ludovica Ciaschetti: interpretare Margherita tra crescita personale e responsabilità civile

A dare il volto alla protagonista è Ludovica Ciaschetti, che i colleghi di SuperGuida TV hanno incontrato in esclusiva. L’attrice ha spiegato quanto questa interpretazione l’abbia messa alla prova su più livelli:

«Interpretare Margherita è stata per me una grande occasione di crescita, sia personale che artistica. Mi sono confrontata con un personaggio che ha attraversato dolori enormi e maturato consapevolezze molto profonde, esperienze che io, a soli 23 anni quando ho affrontato questo ruolo, non avevo ancora vissuto. Per questo ho dovuto mettermi nei panni di una persona con un bagaglio umano molto più intenso del mio, qualcuno che si è trovato costretto a crescere all’improvviso attraverso una tragedia così forte. Questo ruolo mi ha insegnato molto anche sul piano personale, aiutandomi a comprendere meglio come affrontare e gestire i miei dolori.»

Un elemento che ha caratterizzato il suo approccio al personaggio è la scelta consapevole incontrare Margherita Asta di persona solo dopo l’inizio delle riprese. Come ha spiegato Ciaschetti, quella distanza iniziale le ha permesso di costruire il personaggio senza sovrapposizioni eccessive, lasciando che fosse lei stessa a trovare la strada. Quando le due si sono poi incontrate, il riconoscimento è stato immediato:

«Non c’è stato bisogno di molte parole: io conoscevo bene la sua storia e lei sapeva che la conoscevo. È stato un momento di grande naturalezza, quasi uno specchiarsi reciproco, un riconoscimento profondo nell’altra persona.»

Al centro del film c’è anche il rapporto tra Margherita e il giudice Palermo, due esistenze segnate dallo stesso evento ma percorse in modo diverso. Ludovica ha descritto questa dinamica con grande cura:

«Sono due solitudini che per anni hanno convissuto con un dolore enorme, e che a un certo punto si trovano a incrociarsi, quasi a collidere. Il racconto non ha mai l’obiettivo di stabilire chi abbia ragione o torto, né di giudicare quale sia il “giusto” o lo “sbagliato” modo di vivere quel dolore, ma piuttosto di mostrare il rispetto che Margherita ha sviluppato nei confronti del dolore dell’altro.»

Sul valore civile di storie come questa, Ciaschetti non ha dubbi: il cinema e la televisione hanno una responsabilità sociale concreta, soprattutto quando si rivolgono alle nuove generazioni. Trasformare un dolore improvviso in un messaggio attivo significa, a suo avviso, contribuire a costruire un presente e un futuro migliori.

Guardando ai prossimi mesi, l’attrice ha anche accennato al suo ritorno sul set di Che Dio ci aiuti, la cui nona stagione riprenderà le riprese a giugno. Il futuro del suo personaggio Olly resta ancora aperto se riuscirà a convincersi a tornare in casa famiglia o meno lo dirà il prosieguo della trama ma l’affetto nei suoi confronti è evidente. Per il futuro, Ciaschetti ha detto di sperare di continuare a lavorare su personaggi complessi e dinamici, che le permettano di intrecciare crescita professionale e personale nello stesso percorso, così come è accaduto finora.

Il film è disponibile anche in streaming su RaiPlay, mentre per l’autunno è previsto su RaiPlay Sound il podcast Sangue nostro, un progetto in sei puntate che approfondirà le due traiettorie parallele di Margherita Asta e Carlo Palermo, con lo spazio narrativo che solo il formato audio può offrire.