Questa sera, mercoledì 20 maggio alle 21.20 su Rai 3, Chi l’ha visto? torna a occuparsi di alcuni casi irrisolti che tengono con il fiato sospeso famiglie e telespettatori. Tra questi, la vicenda di Riccardo Branchini, il 19enne di Acqualagna scomparso il 12 ottobre 2024, rimane al centro dell’attenzione con un nuovo e amaro colpo di scena.
Riccardo uscì di casa poco dopo mezzanotte al volante dell’auto della madre e non fece più ritorno. Il giorno seguente il veicolo fu ritrovato nei pressi dell’invaso del Furlo, con i vestiti e i documenti del ragazzo all’interno. Nella sua cameretta era stato rinvenuto un messaggio, poi sequestrato e secretato dalla Procura di Urbino, che ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Da allora, la famiglia chiede a gran voce lo svuotamento della diga, convinta che le acque possano nascondere la risposta sulla sorte del figlio.
Tre settimane fa era arrivato un barlume di speranza: la Regione aveva espresso parere favorevole all’operazione di svuotamento. Ora, però, la Provincia di Pesaro e Urbino ha messo un nuovo stop, ritenendo l’intervento «incompatibile con gli obiettivi di tutela del sito». Enel Green Power, gestore dell’invaso, ha comunicato l’impossibilità di rispettare i limiti tecnici previsti per l’abbassamento delle acque, in particolare al di sotto della quota di 172 metri sul livello del mare, anche in ragione delle esigenze legate all’approvvigionamento idrico provinciale.
La reazione della famiglia è di profonda amarezza. Federica Pambianchi, la madre di Riccardo, si è sfogata con parole durissime: “Siamo davvero amareggiati… I pesci più importanti di mio figlio?”. Anche il padre Tommaso Branchini, collegato telefonicamente, ha espresso la propria rabbia. L’avvocata Elena Fabbri, che assiste la famiglia, ha lanciato un appello affinché Regione Marche, Provincia ed Enel Green Power si siedano a un tavolo per trovare una mediazione, evitando un ulteriore scontro istituzionale che non farebbe altro che allungare l’agonia di chi aspetta ancora una risposta.
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Gli altri casi della serata: il duplice omicidio di Pollena Trocchia e la morte di Tony Drago
La puntata affronta anche il duplice omicidio avvenuto a Pollena Trocchia, dove due donne sono state uccise e gettate dal palazzo in un edificio abbandonato, parte di un complesso i cui lavori erano stati bloccati nel 1992 a causa di un incidente sul lavoro. Le vittime sono Sara Tkacz, 29enne di Santa Maria Capua Vetere, e Lyuba Hlyva, 49enne ucraina: entrambe senza fissa dimora, entrambe contattate tramite un sito di incontri e poi portate sul luogo da Mario Landolfi, 48enne di Sant’Anastasia, unico indagato per il duplice omicidio. La prima vittima è stata uccisa nella serata del 16 maggio, la seconda a meno di 24 ore di distanza.
Landolfi ha dichiarato agli inquirenti di aver agito per autodifesa, sostenendo di essere stato aggredito dalle donne, ma sui suoi polsi sono stati trovati dei graffi che, secondo gli investigatori, sarebbero compatibili con i tentativi disperate delle vittime di aggrapparsi a lui. La Procura di Nola non crede alla versione difensiva, anche perché la ripetizione del gesto a così poca distanza di tempo apre l’ipotesi che si tratti di un serial killer. A incastrarlo è stata la testimonianza di una coppia che si era appartata nella zona: uno dei due ha scattato una foto alla targa dell’auto di Landolfi, consentendo ai carabinieri di risalire rapidamente all’indagato.
Spazio poi alla storia di Tony Drago, il caporale siracusano trovato morto il mattino del 6 luglio 2014 nel cortile della caserma militare Camillo Sabatini di Roma. L’inchiesta aveva concluso per il suicidio, ma la madre non ha mai creduto a questa versione, facendo riaprire le indagini più volte fino al ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La CEDU ha dato ragione alla famiglia, condannando l’Italia per aver violato il diritto alla vita e stabilendo che le indagini condotte sono state inadeguate e insufficienti, con «importanti domande rimaste senza risposta», a partire dalla sparizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza della caserma. Lo Stato italiano dovrà versare alla madre 42.000 euro a titolo di risarcimento del danno morale.
Secondo una perizia, Drago sarebbe stato vittima di un’aggressione: costretto a fare flessioni con le dita, colpito alle costole e infine con un colpo alla testa rivelatosi fatale. Nonostante l’archiviazione del caso, la famiglia non si arrende e rinnova l’appello a chiunque possa avere informazioni utili. Sul fronte istituzionale, il parlamentare del Movimento 5 Stelle Filippo Scerra ha presentato una proposta di legge per istituire una Commissione d’inchiesta sulla morte del militare. Come di consueto, la puntata si chiuderà con gli appelli dei familiari e le segnalazioni dei telespettatori.
