A vent’anni dall’arresto, Olindo Romano torna a parlare davanti alle telecamere de Le Iene e lo fa con dichiarazioni che potrebbero rimescolare le carte in tavola sulla strage di Erba. Questa sera, giovedì 30 aprile, in prima serata su Italia 1 a partire dalle 21.20, andrà in onda il servizio firmato da Max Andreetta e Francesco Priano, con una lunga intervista registrata nel carcere milanese di Opera, dove Romano è detenuto dopo la condanna all’ergastolo insieme alla moglie Rosa Bazzi.
Sono trascorsi otto anni dall’ultima intervista rilasciata al programma, quella con Antonino Monteleone, e Olindo non nasconde il peso di questo tempo: “Non so nemmeno io questi anni come sono stati. Tutto un crescendo, un crescendo di notizie nuove su come han fatto le indagini”. La convinzione di essere vittima di un errore giudiziario non lo ha mai abbandonato, anzi si è rafforzata: “Lì avevano bisogno di condannare qualcuno, hanno indagato solo su di noi”.
La puntata, intitolata “Colpevoli davvero?”, non si limita all’intervista ma presenta una serie di scoperte e testimonianze inedite che, secondo il programma, metterebbero in crisi l’impianto delle sentenze, collocando Rosa e Olindo nella corte di via Diaz nello stesso orario in cui, stando alla ricostruzione processuale, avrebbero dovuto essere a cena a circa 14 km di distanza.
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Il nodo centrale è proprio quello scontrino del McDonald’s battuto alle 21.45 che, per anni, gli investigatori hanno considerato la prova del falso alibi della coppia. Andreetta ha ricostruito il tragitto confessato da Olindo, intervistato i testimoni presenti quella sera e analizzato i filmati dell’epoca: i dati emersi indicherebbero che i coniugi erano già nella corte di via Diaz tra le 21.30 e le 21.45, proprio quando lo scontrino li vorrebbe impegnati a ordinare da mangiare altrove.
Le anomalie sul documento non riguardano solo gli orari. Olindo aveva dichiarato agli inquirenti, la sera stessa della strage, di aver mangiato un menù con panino e di aver ordinato per Rosa solo un panino, versione confermata anche da un’intercettazione in cui lei stessa dice di aver mangiato solo mezzo panino. Sullo scontrino, però, il panino di Rosa non compare, mentre appaiono dei gamberi che Olindo afferma non siano mai stati ordinati dalla moglie. Ancora più clamorosa la voce che ha lasciato Romano letteralmente senza parole: il caffè espresso.
«L’espresso non torna! Io andavo al McDonald’s anche per la cosa buonissima che facevano, il caffè lungo all’americana. Io prendevo solo quello al McDonald’s. È la prima volta che vedo questo scontrino da vicino e l’espresso è impossibile che sia il mio. L’espresso non esiste. Mi sa che questo non è lo scontrino che gli ha dato Rosa, non è il nostro scontrino, non so come ci sia finito lì.»
Di fronte all’osservazione dell’inviato che una simile circostanza presupporrebbe l’esistenza di un falso negli atti, Romano risponde secco: “Esatto. Adesso salta fuori anche questo, dopo vent’anni. Io sarei mai andato a pensare una cosa simile?” Va ricordato, peraltro, che quello scontrino non comparve nemmeno nel verbale di sequestro della sera della strage, riemergendo soltanto quattro giorni dopo in un rapporto del comandante della stazione dei carabinieri di Erba, Luciano Gallorini. Alla domanda su come avvenne quel sequestro, Olindo risponde: “Credo l’abbiano messo via così, in tasca”.
A rafforzare i dubbi sulla ricostruzione ufficiale, il programma segnala anche l’assenza di tracce biologiche della coppia nell’appartamento di Raffaella Castagna: nessun DNA sotto le unghie delle vittime, nessuna impronta, mentre sarebbero state isolate tracce di altre persone ancora oggi ignote.
La pista alternativa e il fronte legale
Nel corso della serata emergono anche testimonianze che aprono scenari completamente diversi sul movente della strage, ipotizzando il coinvolgimento della ‘Ndrangheta e della criminalità organizzata albanese e marocchina, con un possibile regolamento di conti legato a un debito di droga. Due gli elementi già presentati in una puntata precedente: le dichiarazioni di Abdi Kais, attivo nelle piazze di spaccio attorno alla corte di via Diaz all’epoca dei fatti, e la morte di Luca Nesti, vice del maresciallo Gallorini, trovato suicida tre anni fa in un bosco nel lecchese poco dopo la riapertura del caso, con presunte connessioni con gli ambienti della droga.
Sul fronte legale, la speranza di un nuovo processo era stata accarezzata e poi spenta dalla Corte d’Appello di Brescia, che ha respinto l’istanza di revisione presentata dall’ex sostituto procuratore generale di Milano, Cuno Jakob Tarfusser, il quale ha poi depositato un esposto-denuncia sull’operato dei giudici. Olindo commenta la vicenda con una certa rassegnazione mista a determinazione: “Non sono mica stupidi quelli. Se si sono letti le carte, hanno capito tutti questi errori. Però non volevano prendersi la patata bollente. Ma prima o poi torniamo lì. Prima o poi”.
Non è la prima volta, in questo periodo, che Romano rompe il silenzio: a metà aprile aveva già rilasciato un’intervista a Bruno Vespa per Cinque Minuti su Rai1, sostenendo che le prove contro di lui siano state manipolate e che la sua confessione sarebbe stata indotta da pressioni durante le fasi di indagine. Quanto a Rosa Bazzi, detenuta nel carcere di Bollate, Olindo afferma di sentirla ancora per telefono due volte a settimana: “Non abbiamo molto da raccontarci, con la vita che faccio qui dentro e lei a Bollate, ma ci vogliamo ancora bene”. Alla domanda se abbia confessato per poter restare vicino a lei, la risposta è disarmante: “Sì. Tutto questo l’ho fatto per amore”.
La puntata è visibile anche in live streaming e on demand sulla piattaforma Mediaset Infinity. Oltre al caso di Erba, nella serata Filippo Roma e Marco Occhipinti presenteranno una nuova inchiesta sul mondo arbitrale italiano, con interviste a figure come il designatore Gianluca Rocchi, il presidente AIA Antonio Zappi e il procuratore della FIGC Giuseppe Chinè.
