La vicenda della chiusura dei profili social di Fabrizio Corona ha scatenato un vero e proprio terremoto mediatico, con personalità dello spettacolo che si schierano apertamente. Mentre l’ex re dei paparazzi minaccia ritorsioni contro Google, il dibattito tra libertà di espressione e responsabilità digitale divide l’opinione pubblica italiana.
Il sostegno di Rocco Siffredi e la replica di Selvaggia Lucarelli
Rocco Siffredi non ha usato mezzi termini per esprimere la sua solidarietà a Corona attraverso una storia Instagram particolarmente veemente: “Ragazzi, mi piacerebbe dirvi buongiorno, ma non ce la faccio. Dopo quello che ho visto questa mattina, cioè, oltre al fatto che gli hanno tolto i video, gli hanno bloccato Instagram, gli hanno chiuso ogni profilo, e questa sarebbe libertà di informazione?”. L’attore ha poi aggiunto con tono provocatorio che esiste “solo uno che può fare informazione in Italia”, invitando tutti a schierarsi dalla parte di Corona.
Non si è fatta attendere la replica di Selvaggia Lucarelli, che ha utilizzato una metafora pungente per rispondere indirettamente alle accuse di censura: “Provate a occupare uno spazio pubblico, una piazza e a dare della poco di buono a qualcuna, a parlare con dileggio e volgarità dell’orientamento di altri, a minacciare di rovinare la vita a un altro, a vomitare insulti”. La giornalista ha concluso sarcasticamente con “Eh ma la CENZURAAAAA”, sottolineando come alcune azioni abbiano conseguenze naturali anche nel mondo reale.
La reazione provocatoria di Corona
L’ex fotografo dei vip non si è limitato a subire passivamente la chiusura dei suoi account. In collaborazione con Gabriele Vagnato, ha realizzato uno sketch ironico dove, alla domanda se temesse di più la morte o la chiusura del canale YouTube, ha risposto brandendo una mazza da baseball: “Della morte non me ne frega niente, se mi chiudono il canale YouTube… Prendo questa, vado da Google e incomincio a distruggerlo”.
Il video, chiaramente provocatorio e non una vera minaccia, dimostra come Corona stia cercando di mantenere alta l’attenzione mediatica nonostante le limitazioni imposte dalle piattaforme. Il suo avvocato Ivano Chiesa ha definito la situazione “un’operazione di censura impressionante, degna di altri Paesi non democratici”, aggiungendo che le persone per strada dimostrano sostegno al suo assistito.
Il dibattito sulla libertà digitale
La notizia ha raggiunto persino il Tg1 delle 13:30, evidenziando come il caso abbia superato i confini del gossip per diventare una questione di interesse pubblico. Meta ha giustificato la rimozione dei profili citando “violazioni multiple degli standard della community”, una decisione che probabilmente deriva dalle segnalazioni di Mediaset per l’uso non autorizzato di materiale coperto da diritti d’autore.
L’opinione pubblica si divide nettamente: da una parte chi vede in Corona un paladino della verità vittima di censura, dall’altra chi considera legittime le sanzioni per comportamenti che includevano linguaggio offensivo, condivisione di immagini private e accuse gravi formulate con toni volgari. Anche Marco Travaglio ha espresso pubblicamente il suo sostegno, contribuendo ad alimentare il dibattito sulla sottile linea che separa la libertà di espressione dalla responsabilità, specialmente quando si dispone di una platea di milioni di persone.
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