Amici 20, la storia di Esa Abrate: “Da bambino mi picchiavano”

Amici 20, la storia di Esa Abrate: “Da bambino mi picchiavano”

Da pochissimo tempo ha avuto inizio la nuova edizione di Amici 20 e la nuova classe è stata formata. Una parte nella prima puntata pomeridiana di sabato 14 novembre 2020 e gli ultimi sono stati scelti durante il daytime (per maggiori informazioni sul come e dove vedere le repliche, cliccate qui). Tra i nuovi concorrenti troviamo anche Esa Abrate, un giovane ragazzo originario del Congo, che ha conquistato il pubblico con la sua voce e la sua chitarra nelle selezioni.

Alle spalle, purtroppo, ha un passato fatto di abbandono, perdita e violenza. Andiamo a scoprire tutto quello che ha raccontato nel daytime.

Esa Abrate racconta il suo passato

La madre di Esa Abrate è venuta a mancare quando lui aveva forse uno o due anni. La donna aveva avuto altri quattro figli, ma lui non era legittimo. Proprio per tale ragione, quindi, non hanno voluto tenerlo a casa ed è stato affidato a un’amica della madre. Quest’ultima, però, non era una persona amorevole, anzi lo picchiava e ancora oggi porta i segni di quella traumatica esperienza sulla sua schiena. Ecco cos’ha rivelato. Le sue parole le riporta anche il sito Gossip e TV:

Lei aveva evidentemente qualche problema. Mi picchiava con il caricabatterie. Infatti io ho le cicatrici sulla schiena.

Il racconto della vita di Esa Abrate, però, prosegue. All’età di 6 anni il padre lo ha riconosciuto, ma non sapeva prendersi cura di lui. Si trovava in un’età in cui voleva giocare con gli altri bambini e stare a contatto con loro. Tuttavia il papà era molto severo. Non gli permetteva di andare fuori s se non per dirigersi a scuola. A volte, quando non era a casa, si calava dal balcone del primo piano, ma quando il padre lo scopriva si arrabbiava molto e lo picchiava con la fibbia della cintura.

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Qualcuno, perciò, ha segnalato il caso agli assistenti sociali. Questi lo hanno portato via e lo hanno messo in un istituto. Ha passato diverso tempo a vedere bambini portati via di nuovo dai loro genitori o presi in affidamento da persone nuove. Finalmente, poi, è arrivato anche il suo turno. Una coppia ha deciso di adottarlo e adesso può ringraziare i suoi attuali genitori per la persona che è diventato.

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Nicolò Figini

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