Massacro Varani: scopri i particolari più inquietanti

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Delitto Varani: dentro la cronaca di un massacro.

Il delitto Varani, se seguite i fatti di cronaca, e probabilmente in questo caso anche se non la seguite con regolarità leggendo i quotidiani o guardando i telegiornali, non sarà sicuramente sfuggito alla vostra attenzione.

Luca Varani, 23 anni, viene ucciso a Roma, da Marco Prato, 29 anni, e Manuel Foppo, 30 anni. Lo uccidono a coltellate e martellate. Sul viso, sul collo, sull’addome e sulle mani. E’ un massacro! Terminano con una coltellata al cuore, lasciandogli il coltello conficcato nel petto. Appagati dall’atto, i due si addormentano abbracciati nella stessa stanza. I due ragazzi erano sotto l’effetto di alcool e sostanze stupefacenti. Avevano proposto a Varani un incontro a luci rosse a pagamento, dopo averlo fatto più volte tra loro il giorno precedente.

Il giorno dopo Manuel confessa tutto al padre che chiama il 112. Marco viene successivamente rintracciato in una camera d’albergo, è nuovamente sotto l’effetto di alcool e sostanze stupefacenti e asserisce che il senso di colpa lo stava spingendo al suicidio.

(fonte)

Luca Varani è morto perché Marco e Manuel volevano “VEDERE L’EFFETTO CHE FA!”

Forse! Ma c’è un’altra pista che viene fuori. Varani avrebbe rifiutato un incontro a luci rosse in tre e per questo motivo sarebbe iniziata una “punizione” che si è poi tramutata in un massacro.

(fonte)

Una gioventù che fa paura.

Succede qualche volta che un fatto di cronaca ti faccia fermare, per più di un attimo, a riflettere per la sua brutalità, per la sua crudeltà. Rimani allibito pensando che non è possibile che una persona possa avere dentro di sé tanta cattiveria.

Provi a pensare cosa abbia spinto Varani, un ragazzo di 23 anni con una buona famiglia alle spalle, ad accettare soldi per un incontro a luci rosse, provi a capire cosa abbia portato Foppo e Prato a iniziare un gioco che poi è diventato un massacro.

Si sprecano le frasi fatte del tipo “Si stava meglio quando si stava peggio”, quando il massimo della trasgressione era lo spinello, non c’era la vita facile, quando i soldi non li sperperavi perché ce n’erano pochi.

Si sprecano i pensieri su una gioventù indifferente e annoiata, priva di valori, in un paese dove a contare di più è l’apparenza invece della sostanza, dove l’incontro a luci rosse si è liberato di molti tabù imposti da una società che si vorrebbe definire liberale ma ha ancora troppo timore e troppi preconcetti per vivere davvero in modo libero.

Una gioventù “sbagliata” che ricorre a incontri a luci rosse che si intrecciano con le sostanze stupefacenti, che si svende per pochi euro, che, troppo spesso, si nasconde dietro ad una sessualità che non gli appartiene perché vivere con serenità quella che davvero sente dentro fa paura.
VaraniCi si sballa perché così smetti di pensare, smetti di essere l’adulto che dovresti essere, che gli altri si aspettano che tu sia.

Diventa quasi facile, a questo punto, fare congetture in una realtà dove omofobia e pregiudizio e superficialità si fondono e si confondono con l’ignoranza e la paura. Dove “Gay” è, purtroppo, ancora maggior sinonimo di festini, incontri a luci rosse, di menefreghismo.

Analizzare i fatti del delitto Varani in modo freddo e mirato è complesso. E’ bene ricordare che conosciamo di Varani e dei suoi assassini solo quello che per giorni ci ha raccontato la stampa e su quei racconti crudi li abbiamo giudicati e condannati. L’animo umano è complesso però e, sebbene sia giusta la condanna, forse occorrerebbe fermarsi davvero anche a pensare che dietro la noia e l’indifferenza di una “gioventù bruciata” si nasconde un disagio sociale affrontato ancora in modo troppo marginale.

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