Quanto guadagnano vescovi e cardinali?

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Facciamo i conti nelle tasche dei prelati. La responsabilità dell’inchiesta di un noto quotidiano italiano che aumenta la polemica sul guadagno di vescovi e cardinali.

C’è spazio e tempo per dedicarsi a spinose questioni, in Italia, come il guadagno di vescovi e cardinali, anche se le problematiche che la politica deve affrontare in queste settimane sono tante altre, una delle più roventi è quella che riguarda l’emergenza migranti e la loro accoglienza. Se fino a poco tempo fa lo stipendio dei prelati era un mistero, oggi non lo è più, perché sono sempre tante le testate giornalistiche e i programmi televisivi che si occupano di questo argomento così importante, soprattutto in tempi di crisi.

Dunque, essendo tanta la visibilità, è tanto l’interesse e la curiosità che suscita il denaro guadagnato dal clero. A partire dalla denuncia del famoso quotidiano “Il Giornale”, infatti, un vescovo può percepire fino a 40mila euro netti l’anno, a cui si aggiunge un fondo spese dell’episcopato di competenza. Un bel gruzzolo per tutti coloro che appartengono al clero predicando la povertà, ma razzolando nello sfarzo!

A far traboccare questo vaso di Pandora è stata la dichiarazione dell’onorevole di Forza Italia Santanché che ha affermato “Da che pulpito arriva la predica” in risposta alla provocazione di Monsignor Galatino, mettendo due giganti a confronto in cui sono i cardinali ad avere la meglio, anche rispetto ai vescovi, dato che percepiscono ben 150mila euro netti l’anno a cui si aggiunge il bonus di Natale e di Pasqua e il cosiddetto “rotolo cardinalizio”, ovverosia una cospicua somma derivante dalle rendite del Sacro Collegio dello Ior (altrimenti conosciuto come “Banca Vaticana”).

Per quanto riguarda il Papa, Benedetto XVI percepiva una rendita di 2500 euro mensili, più le somme derivanti dai diritti d’autore per la vendita dei suoi libri. E sono stati tanti. Papa Bergoglio, invece, non percepisce alcuno stipendio anche se ha la possibilità di “prelevare” dall’Obolo di San Pietro (un fondo dello Ior che raccoglie donazioni a sfondo benefico).

In tutto questo, poi, dimentichiamo che ci sono ancora moltissimi italiani che vogliono aumentare il guadagno della chiesa donando l’intramontabile “8×1000” sebbene, per i più scettici, resti un enorme punto interrogativo sulla destinazione delle opere di carità.

Ecco perché allora il guadagno di vescovi e cardinali è un argomento così fondamentale da approfondire e condannare, se colui che sta al vertice di tutto, il Papa, addirittura non percepisce niente, anzi, da quando è salito sul soglio pontificio, ha applicato una vera ed encomiabile spending review che dovrebbe fungere da esempio per la casta politica italiana: – ha abolito il bonus per i dipendenti della Santa Sede (circa 1000 euro al mese); – ha congelato tutti gli stipendi dei dipendenti; – ha tagliato i gettoni di presenza dei cinque cardinali della commissione di vigilanza dello Ior; – ha eliminato le auto blu sulle quali viaggiavano soprattutto vescovi e cardinali e lui stesso, per muoversi, utilizza una semplice utilitaria!

Resta comunque più che mai attuale porsi domande su questa problematica che attanaglia la nostra società e che riceve risposte concrete solo dal grido sempre più forte di Bergoglio alla sobrietà, dal suo netto “NO” ad una chiesa barocca, dal suo sogno di una chiesa “povera e per i poveri”. Ed è proprio grazie a lui che questo sogno, seppur lentamente, sta diventando realtà.

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