Le tasse impossibili, paghi di più di quanto guadagni.

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Questi conti dimostrano che in Italia non puoi fare impresa. L’artigiano strozzato dal fisco paga più di quanto guadagna.
Storia di ordinaria assurdità nel lodigiano: nel 2014 fattura 74.964 euro, ma tra anticipi e balzelli vari ne deve 83.700
Soffocato dalle tasse pur con tutta la voglia di farcela. Un caso isolato? No, per gli addetti ai lavori. Lui è Mario (nome di fantasia), giovane artigiano: volontà da vendere e entusiasmo alle stelle.

Quarant’anni, apre l’attività che ama, nel settore elettromeccanico, a inizio 2013. Per il 2014, dichiara di aver guadagnato 74.964 euro. Ricco, penseranno in molti. E, invece, è rovinato. Già, perché per arrivare a pagare tutti i balzelli richiesti in base al guadagno, ha dovuto entrare in banca e strozzarsi con un prestito. E c’è mancato pochissimo che il commercialista, nel comunicargli la cifra da versare, dovesse allertare il 118, considerati i sintomi da malore accusati dall’artigiano. E c’è pure chi sta peggio di lui: gente che il prestito l’ha chiesto gli anni scorsi e quindi se lo vede negare quest’anno dalla banca, dovendo così, giocoforza, ricorrere a finanziarie o allo strozzinaggio.

Ma ecco i conti. Il reddito lordo dichiarato, dunque, è di 74.964 euro. Con gli oneri deducibili si scende a 73.600. Su quanto dichiarato, da pagare ad agosto ci sono 24.639 euro di Irpef a saldo, l’addizionale regionale a saldo per 1179 euro, l’addizionale comunale a saldo per 589 euro. Ma anche l’Irap a saldo per 2591 euro. Non dimentichiamo, poi, i contributi (Inps) a saldo per 13.487 euro. E, in più, sempre da saldare ad agosto ci sono 9855 euro di acconto Irpef. Più il primo acconto per l’addizionale comunale di 177 euro, il primo acconto Irap di 1036 euro e il primo acconto di contributi di 6873 euro. Totale da versare in estate: 60.427 euro.

Finito? No, ci sono le scadenze di novembre, sempre in base a quanto dichiarato dal contribuente. Che tra secondo acconto Irpef di 14.783 euro, secondo acconto Irap di 1554 euro e secondo acconto contributi per 6873 a novembre dovrà versare 23.211 euro. Il totale complessivo da pagare da qui a fine anno è dunque di 83.700 , appunto a fronte di 74.964 di reddito lordo dichiarato.

Nessuna invidia per Mario, ma nemmeno per il suo commercialista di Lodi, Massimo Codari, che ha dovuto comunicargli i conteggi: «Ho avuto serie difficoltà e, sinceramente, anche un po’ d’imbarazzo. Le aliquote in vigore attualmente sono veramente inique, altissime, insostenibili. Il fatto è che di solito ci citano le aliquote separatamente. E allora si potrebbe anche pensare che si tratti di dati accettabili. Ma noi dobbiamo guardare i dati aggregati. E lì che si palesa l’insostenibilità di quanto sta accadendo. E di casi simili ce sono sempre di più di anno in anno E non è neanche vero che le tasse ammazzano solo dopo il primo anno di attività».

E non è la sola mannaia che pende sulla testa di un imprenditore onesto. Perché poi ci sono le fatture emesse ma non saldate. La soluzione, in questo caso, spesso non la dà nemmeno il decreto ingiuntivo, che, di prassi, avvisa preventivamente più e più volte il debitore che si sta andando a metter mano al suo patrimonio consentendogli, così, di mettere, tranquillamente, tutto al riparo per tempo, lasciando l’imprenditore a bocca asciutta.

Un inferno, dunque. Al punto che è inutile raccontare ogni anno di tante nuove start up . Magari sarebbe meglio contare quanti imprenditori chiudono precipitosamente dopo uno, due, tre anni, appena si accorgono che il lavoro non solo non consente loro di vivere ma, anzi, li sta facendo indebitare anno dopo anno trascinando nel baratro anche i loro cari.

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