All Blacks: la Storia della Squadra Più Forte al Mondo!

la storia degli all blacks

Scopriamo la storia degli All Blacks. Alle origini del mito: dalla danza Haka, fino al campione Jonah Lomu.

la storia degli all blacks

Non c’è da meravigliarsi che sia la squadra di rugby più illustre al mondo. La storia degli All Blacks è conosciuta anche da coloro che non amano il rugby, uno sport poco pubblicizzato nei confini italici ma che in altre parti del globo, è un vero e proprio credo.

Sul campo vigono regole che tutti gli atleti osservano e che rendono questo sport ancora più unico: la passione del gioco, il rispetto per l’avversario, l’insindacabile giudizio dell’arbitro che non va mai contestato, la capacità di soffrire e di giocare aiutando gli altri.

Altro fattore fondamentale, specialmente per quanto riguarda la storia degli All Blacks, è l’esperienza: un giocatore dei kiwi è costruito sul numero delle partite giocate, il che vuol dire che una squadra come la Nuova Zelanda, schiera tra titolari e riserve, una media di almeno 40 “caps” per giocatore, con alcuni elementi che superano persino le ottanta presenze. Praticamente una corazzata pronta a tutto pur di non far passare l’avversario, atleti che hanno come unico scopo quello di portare a casa una partita dietro l’altra. Per orgoglio nazionale, per abitudine e per stima di se stessi. “Dalla vittoria sul campo dipende la felicità eterna”.

la storia degli all blacks

L’idea che gli All Blacks siano i migliori di sempre è ormai abbastanza radicata ed è una delle chiavi del successo sportivo e mediatico di questa squadra.

Abbiamo accennato all’importanza delle regole. Una delle ragioni che rendono speciale la storia degli All Blacks risiede infatti nella tradizione ormai centenaria che ha eletto questo sport in Nuova Zelanda, come sport nazionale.

L’origine del mito affonda le sue radici nel lontano 1905, quando 27 giovani neozelandesi salparono da Auckland diretti nel Regno Unito per disputare la loro prima tournée europea. Erano un gruppo di nerboruti calzolai, contadini, fabbri, minatori ed altri lavoratori che avrebbero scritto la prima pagina di una meravigliosa storia sportiva. Venivano soprannominati “Original”: dopo quel tour divennero per tutti gli All Blacks.

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Inghilterra, Scozia, Galles, Francia e Stati Uniti, si dovettero arrendere agli irresistibili giocatori provenienti dall’altra parte del mondo. Una tournée fatta di 35 match e conclusa con 830 punti segnati e soltanto 39 concessi, sconfitti in un solo incontro perché subirono gravi ingiustizie arbitrali: al Cardiff Arms, contro il Galles, gli All Blacks segnano una meta regolarissima che gli avrebbe fatto vincere la partita, tuttavia il direttore di gara fa finta di non vedere i giocatori gallesi trascinare via dalla linea di meta Bob Deans. Sconfitti senza colpa in un solo incontro. Erano troppo forti per essere veri, in qualche modo dovevano fermarli.

 

Misero in campo un agonismo nuovo per quel tempo, un gioco veloce ed aperto che spiazzò le altre squadre. Dove passavano gli All Blacks, si cambiavano le abitudini cittadine: i turni di lavoro venivano stravolti, le scuole chiudevano prima, di tutto per poter assistere a quella magia sportiva. Addirittura nacquero i primi gadget ispirati ai giocatori.

Stupefatti anche loro, gli All Blacks dell’epoca: “Eravamo le cose che stanno in vetrina, ciò di cui sono fatti i compleanni dei bambini. Eravamo il Natale, le bollicine nella bibita, la marmellata sul pane. Eravamo il posto da cui vengono i sorrisi

Il potere della Haka

Chi non conosce la mitica Haka? La danza Maori che precede ogni partita internazionale della squadra neozelandese. Il testo della Ka Mate, ovvero la variante più celebre, risale alla tradizione maori e viene utilizzata per esprimere il proprio benessere interiore in modo libero. La prima volta venne appunto usato durante il famoso tour del 1905 per difendere la loro divisa nera con felce argentata.la storia degli all blacks

Un rituale unico, assolutamente inedito nella tradizione della semper saccente Europa che si scoprì vulnerabile ed impreparata al nuovo. Loro, i guerrieri maori, cominciarono a scrivere pagine memorabile della storia del rugby.

È un rituale che mira ad impressionare gli avversari: occhi roteanti e sbarrati, denti che digrignano per afferrare la “preda” di turno, si mostra la lingua in segno di sfida (Whetero), ci si colpisce sul petto e sulle braccia.

Colui che guida il gruppo, incita i compagni urlando un ritornello in maniera feroce ed aggressiva (un ruolo che spetta al giocatore di sangue maori più anziano). Poi parte la danza di chiamata e risposta iniziale fra il leader e la squadra prima di completare in un crescendo tutti assieme. Questo serve a caricarsi prima dell’incontro e a mostrare il senso forte e profondo di appartenenza che hanno i neozelandesi.

Gli inglesi vedevano le cose, noi gli spazi nel mezzo. Gli inglesi vedevano un difensore, noi lo spazio che c’era ai suoi lati. Gli inglesi vedevano un ostacolo, noi una opportunità. Gli inglesi vedevano un ago, noi la sua angusta cruna

I grandi protagonisti

La storia degli All Blacks è stata illuminata da grandi giocatori che hanno elevato e fatto conoscere lo spirito maori nel mondo. la storia degli all blacks

Fra questi sicuramente, c’è il leggendario Jonah Lomu, considerato fra i migliori rugbisti di ogni epoca. Salì agli onori della cronaca durante il mondiale del 1995 in Sudafrica, durante il quale con le sue prestazioni accompagnò la nazionale neozelandese in finale, dove soltanto gli “Springboks”, la squadra di casa, ebbero la meglio.

Lomu ha stabilito ed ancora detiene diversi record, come ad esempio l’esser stato il più giovane debuttante con la maglia dei kiwi, oppure essere il miglior marcatore di mete nelle edizioni di Coppa del Mondo.

Storica fu quella che mise a segno in semifinale nel 1995 a Città del Capo contro gli inglesi, dove, a pochi minuti dall’inizio, Lomu si trascinò a spasso mezza squadra avversaria prima di segnare una delle mete più incredibili della storia del rugby. Un vero esempio di forza, tecnica e tenacia.

Purtroppo, a soli 24 anni, dovette ritirarsi, temporaneamente, per problemi di salute che gli causarono il trapianto di un rene. Tornò a giocare ma non fu più ai livelli precedenti. La sua malattia renale, lo portò ad avere un arresto cardiaco che gli causò la morte il 18 novembre del 2015.

Straordinaria l’ultima haka che gli regalarono i suoi compagni di squadra all’Eden Park di Auckland, dove era esposto il suo feretro. Commozione e profondo rispetto attraversarono tutta la Nuova Zelanda, che si strinse ancora una volta, attorno al suo idolo.

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Se il panorama le sembra eccessivo, s’informi del rugby: è stato inventato dai gentlemen per reagire alla moda fin troppo plebea e stradaiola della pedata: però per non restare troppo delusi, converrebbe meglio nascere in Nuova Zelanda.” (Gianni Brera)

Gli All Blacks, nella loro storia hanno vinto 3 Coppe del Mondo e diversi tornei internazionali. Sono conosciuti ed ammirati non soltanto dagli amanti del rugby.

Allora come oggi. La loro tradizione, lo spirito sportivo e l’attaccamento alla maglia hanno catapultato questi uomini dall’essere una grande squadra, fin sulle soglie della leggenda.

 

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