El Chapo del rap italiano è tornato!

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Dopo questa ritorno è meglio che tutti i rapper appendano il microfono al muro e facciano largo ad El Chapo!

No, no. “Fate largo” non è il solito gioco di parole riferito alla stazza del 33.33% dei Club Dogo, il neo-battezzatosi El Chapo

Sì perché pesasse anche 60 kg, Vigorelli Francesco in arte “Fame” prima, “Jake la furia” per più di dieci anni e “El Chapo” oggi sarebbe comunque un panzer, un cingolato di rime e flow pronto a travolgere chiunque sul suo passaggio.

El Chapo


Tre anni fa El Chapo aveva fatto uscire “Musica commerciale”, uno degli album più attesi dalla scena in quel periodo. Se Guè e Don Joe infatti avevano già dato vita a progetti solisti, El Chapo non aveva ancora sfornato un lavoro solamente suo, eccezion fatta per qualche singolo (vedere alla voce “Serpi”).

Come sempre accade, all’uscita dell’album qualcuno aveva storto il naso.
Dopo aver reclamato a lungo un suo progetto, in molti si sono detti delusi dal lavoro del rapper milanese.

Per citare quello che ormai è diventato un vero e proprio tormentone, in tanti hanno rimproverato a El Chapo di “non essere più quello di Mi Fist”, ovverosia essere stato vittima di un grosso calo in termine di qualità della scrittura rispetto ai primi lavori firmati Club Dogo.

A ben guardare però, “Musica commerciale” era un lavoro maturo, e forse per questo alcuni giovani non l’hanno apprezzato a pieno.

Il singolo che dava nome all’intero album era poi emblematico, uno schiaffo lungo poco meno di tre minuti in cui El Chapo rivendicava la sua importanza nel rap game. (Memorabili in questo senso le barre: “Quando in Italia l’hip-hop era morto / ho fatto un disco che ancora ne parli).

Il senso di quel pezzo, dell’album e di quella che da lì in poi sarebbe stata la produzione di la Furia era chiaro: dopo essersi tanto sbattuto per affermare il rap in Italia, ora El Chapo vuole godersi a più non posso il successo (filosofia di vita, tra l’altro, appoggiata in pieno dal suo socio Guercio).

E’ con questa chiave di lettura che va interpretato ” El Chapo “, singolo uscito meno di una settimana fa e che ha già raccolto più di 400k visite su YouTube.

El Chapo chiarisce una volta per tutto che non ha nessuna intenzione di tornare sui suoi passi e al vecchio stile Dogo tanto rimpianto dai fan, tutt’altro: “Nel rap è come nella vita frate / tutto passa”. Lascia che siano gli utenti a scannarsi se il suo è vero rap o meno, quello che gli importa è fare moneta (“Io non torno per il rullante / torno per la cassa) e godersi uno status che in anni e anni di onorata carriera si è guadagnato.

Sul pezzo in sé non c’è molto da aggiungere, in fondo bastano le prime barre a far capire ciò che come detto si era già capito tre anni fa: El Chapo ha preso una strada e sa benissimo dove vuole andare, chi non vuole capirlo è liberissimo di restare indietro e mangiare la polvere.

Chissà se dopo questa spiegazione il nuovo disco di El Chapo, che speriamo essere di prossima uscita, subirà meno critiche da parte dei soliti
haters.

Conoscendo l’Italia, la perplessità è d’obbligo; e chissà, magari è anche per questo che
beat e video di “ El Chapo ” sembrano puntare verso l’America.

Forse El Chapo è troppo grande per questo Paese, e ancora una volta no, non ci riferiamo alla stazza. 

 

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