Social e Cyberbullismo: come Comunica la Nuova Generazione?

cyberbullismo

Una generazione che cresce nel web: social e cyberbullismo.

Sopratutto nel corso degli ultimi anni si è parlato spesso di cyberbullismo. Questo perché ormai la maggior parte degli adolescenti, ma non solo loro, “vivono nei social”. ma è davvero così? il web e i social rappresentano davvero un pericolo per i giovani?  Il cyberbullismo esiste ed è sicuramente necessario educare i giovani d’oggi ad un uso corretto del web che rappresenta però una enorme risorsa da sfruttare. Come in tutte le cose, ci vuole il giusto equilibrio.

I social come Facebook o Twitter, sono stati spesso accusati di far perdere tempo ai ragazzi, e di favorire comportamenti “asociali”. Può sembrare strano, vero? Sopratutto perché, come dice la stessa parola, SOCIAL, il fine ultimo di questi è proprio di favorire la comunicazione, mettere in contatto le persone. I social permettono a tutti di comunicare facilmente e più velocemente. Ma è proprio qui, che troviamo anche il lato negativo della medaglia. La facilità e rapidità di comunicazione e di scambio delle informazioni permettono a fenomeni come il cyberbullismo di far sì che alcune persone possano venire isolate, umiliate e discriminate.

Mentre il bullismo è limitato, di solito, ad un ambito ben definito (la maggior parte delle volte gli atti di bullismo vengono perpetrati a scuola), il cyberbullismo offre la possibilità di estendere i comportamenti “da bullo” a molti più ambiti e in modo continuo. Si pensi a come funziona un social come Facebook dove tutti, che si conoscano o meno, possono vedere quello che scrivi. E’ sufficiente avere il profilo pubblico!

Nei social, specialmente negli anni passati, la privacy assume  tutt’altra connotazione. Se abbiamo un profilo in un qualsiasi social al 90% siamo stati tutti testimoni di cosa accadeva nella vita dei nostri contatti e non solo, da cosa mangiavano a pranzo, alle foto delle vacanze, ai nuovi amori, alla tristezza per quelli finiti. Secondo questa visione, sui social non solo si comunica ma si condivide la propria vita privata.

Ma è davvero così? Gli adolescenti conoscono i rischi che si annidano dietro alle mille luci colorate del web?

Whatsapp: una generazione che vuole comunicare!

Una ricerca effettuata dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con Skuola.net, Generazioni Connesse e l’Università di Firenze hanno svolto un’indagine con un campione di 5000 adolescenti nati tra il 1996 e il 2000 volta ad identificare quello che viene definito come “homo cyber“.

I risultati sfatano alcune di queste convinzioni:

  • Prima di tutto Facebook  non è risultato il social più utilizzato dagli adolescenti. Sono solo il 64% ad utilizzarlo.
  • Il social più utilizzato è Whatsapp, che raggiunge il 90%.
  • Instagram arriva al 61% e Youtube al 58%.
  • Twitter è il social meno utilizzato.

Whatsapp toglie la corona di “re dei social” a Facebook. Il 74% degli intervistati afferma di utilizzare i social per comunicare. Le confidenze non vengono più scambiate davanti agli occhi di tutti quindi, si predilige la chat, sicuramente più discreta. Ma l’utilizzo di estende anche allo scambio di altre informazioni, come i compiti, o l’interazione diretta con l’insegnante. Anche la generazione che lavora utilizza spesso le chat  interne alle varie aziende per comunicare.

cyberbullismoI social come Facebook  vengono più spesso utilizzati per condividere notizie altrui, informazioni utili o sui propri interessi, libri, videogiochi, moda, etc (1 su 4 afferma di farne questo utilizzo).

Questo non significa che il cyberbullismo non debba più preoccuparci. Per i giovani che crescono a contatto con le nuove tecnologie spesso la distinzione tra vita online e vita offline è  minima e molti sono i metodi con cui vengono messi in atto comportamenti di cyberbullismo. Si va dal semplice pettegolezzo diffuso via sms, chat o social, al rubare il profilo altrui, al deridere e umiliare la persona su quegli stessi social.

Il fenomeno del cyberbullismo, seppur in calo, è comunque presente e non va affatto sottovalutato. Ma più che dare la colpa ai social e ad una generazione svogliata e priva di interessi, il problema del cyberbullismo va ricercato nell’ignoranza e nella scarsa comunicazione.

SOS Telefono Azzurro ha denunciato che il 12% dei genitori non ha idea di cosa sia il cyberbullismo. L’81%  dei genitori invece, secondo il Censis e la Polizia Postale, minimizza il fenomeno, definendo il cyberbullismo una ragazzata. Occorre quindi informarsi e informare, a casa come a scuola. Il web rappresenta un pericolo solo se non lo si conosce e se non lo si usa con coscienza e responsabilità.

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