Scopri come viene festeggiato l’arrivo del piccolo principe in Bhutan…

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Gli abitanti del Bhutan, un piccolo stato asiatico confinante con Cina ed India e situato nel cuore della catena himalayana, hanno reso omaggio il 6 marzo scorso al nuovo discendente della famiglia reale, piantando 108mila alberi.

Nel paese ci sono circa 750mila abitanti, la maggior parte dei quali vive una quotidiana realtà rurale salutare e soddisfacente. Il Bhutan, dove il FIL, l’indice di Felicità interna lorda, ha più importanza del PIL ,il Prodotto interno lordo, è un esempio di salvaguardia ambientale unico nel suo genere. Lo sviluppo umano, la governance, lo sviluppo equilibrato ed equo, il patrimonio culturale e la conservazione dell’ambiente in Bhutan vanno di pari passo con il concetto di progresso. La necessità della “natura materiale” come alleata nella ricerca della felicità è una costante che ha reso famoso il Bhutan in tutto il mondo.

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Questo interessante indice di felicità introdotto dal padre dell’attuale sovrano del Bhutan, Jigme Khesar Mangyal Wangchuck salito al trono nel 2008, viene portato avanti in armonia con l’ambiente, dimostrando che la felicità non passa solo per un progresso economico necessariamente invasivo del territorio.

La felicità in Bhutan va di pari passo con una florida cultura ambientalista dove la nascita del principe ha riunito decine di migliaia di cittadini che per omaggiare il nuovo arrivo hanno ognuno piantato un albero.

Assieme a sua moglie la regina Jetsun Pema, il re del Bhutan ha presentato ai suoi sudditi il piccolo principe appena nato e la festa per la sua nascita è diventata un esempio di rispetto ambientale per tutto il mondo.

Secondo la religione buddista, molto praticata nel paese: “L’albero è la figura che nutre tutte le altre forme di vita”, ha dichiarato Tenzin Lekphell, coordinatore dell’iniziativa: “Simboleggia la longevità, la salute, la bellezza e anche la compassione”. La forma di buddismo praticata in Bhutan è chiamata Mahayana che in sanscrito sta a significare “grande veicolo” ad intendere la conduzione verso la liberazione spirituale degli esseri senzienti. Liberazione questa che passa, come in tutto il buddismo, necessariamente per il rispetto della natura e degli animali.

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Ne sono stati piantati 108mila per l’esattezza di nuovi alberi in Bhutan, perché 108 è un numero sacro nella cultura buddista. È infatti necessario eliminare 108 contaminazioni per raggiungere l’illuminazione. E questo è il migliore augurio che possa fare un popolo, a maggioranza praticante della religione buddista, al suo futuro sovrano.

Il Bhutan non è nuovo a questo tipo di iniziative. Nel 2015 il piccolo stato è entrato nel Guinness dei primati per aver piantato in una sola ora 50mila alberi e la sua costituzione prevede il mantenimento del 60 per cento di territorio boschivo. Ma il Bhutan è andato oltre con un buon 75 per cento del suo territorio occupato da foreste. Nonostante un’economia basata sull’agricoltura e sullo sfruttamento delle foreste. In Bhutan però, al contrario di quello che accade in moltissime, troppe parti del mondo, per ogni albero abbattuto se ne pianta un’altro in sostituzione.

La decrescita felice probabilmente è già una costante in Bhutan e dimostra che una realtà di questo tipo oltre che essere percorribile, permette il raggiungimento di una felicità diffusa.

Il Dalai Lama in persona a proposito del FIL ha dichiarato: “A livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità». 

Nel 2020 il Bhutan conta di portare tutta la sua produzione agricola verso l’agricoltura biologica. E questo invece sarebbe un buon augurio per tutti. Prendere come esempio questo tipo di realtà rispettosa dell’ambiente, dell’acqua, e della terra dovrebbe essere la bussola da seguire per concretizzare il sogno di un mondo pulito ed allontanare lo spettro del disastro ambientale dal nostro pianeta. Spettro che purtroppo è sempre di più una sconvolgente realtà, spesso accantonata e nascosta al solo scopo del raggiungimento del profitto. Un cambiamento nei modelli di sfruttamento delle risorse naturali è necessario per noi e per il nostro pianeta.

La speranza è che il Bhutan diventi un’esempio di rispetto ambientale per tutti, anche per chi abbraccia altre religioni e culture. La natura ci ha sempre aiutato, lasciamoci aiutare da lei, rispettandola ed avendone la giusta cura.

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